Condivisione

L’etimo di condividere è incerto, sembra derivare dal latino composto da con e dividere,  dividere  oppure da dis separazione evidere vedere. Vedere separato insieme.

Il primo significato ci appare più direttamente comprensibile e ci rimanda alla classica visione cristiana della caritas, offrire del proprio ad altri.

Basti pensare alla parabola del buon samaritano o alla vicenda di san Martino.

Il Buon samaritano

“Ed ecco, un certo dottor della legge si levò per metterlo alla prova, e gli disse: Maestro, che dovrò fare per  per meritare la vita eterna?

Ed egli gli disse: Nella legge che sta scritto? Come leggi?

E colui, rispondendo, disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l’anima tua, e con tutta la forza tua, e con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso.

E Gesù gli disse: Tu hai risposto rettamente; fa, questo, e vivrai.

Ma colui, volendo giustificarsi, disse a Gesù: E chi è il mio prossimo?

Gesù, replicando, disse: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbatté in ladroni i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Or, per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa via; e veduto colui, passò oltre dal lato opposto. Così pure un levita, giunto a quel  luogo e vedutolo, passò oltre dal lato opposto.

Ma un Samaritano che era in viaggio giunse presso a lui; e vedutolo, n’ebbe pietà; e accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra dell’olio e del vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo menò ad un albergo e si prese cura di lui.

E il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all’oste e gli disse: Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, quando tornerò in su, te lo renderò.

Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté ne’ ladroni?

E quello rispose: Colui che gli usò misericordia. E Gesù gli disse: Va’, e fa’ tu il simigliante.” [Luca 10:25-37]

San Martino

Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Si fermò  tagliò in due il suo mantello e lo condivise con il mendicante.

Si racconta che quella notte stessa sognò Gesù  vestito della metà del suo mantello che diceva  ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Sembra cvhe quando Martino si risvegliò il suo mantello fosse tornato integro  tanto che quel mantello miracoloso si dice  conservato come reliquia venne conservato  tra la  collezione di reliquie dei re Merovingi.

Qui prodest?

Se ci fermassimo qui, dovremmo però chiederci cosa spinga qualcuno a compiere un opera di bene e scopriremmo che molte ombre si celano dietro quest’atto apparentemente così caritatevole. Il bisogno di mettere in pace la propria coscienza , di sedare i propri sensi di colpa, di apparire buoni agli occhi degli altri, la necessità di migliorare la propria autostima o di aderire ad una morale condivisa, la spinta inconscia ad aderire a un copione familiare o sociale, fino alla sottile volontà di fornirsi una alibi per continuare a perseguire le proprie smanie di ricchezza, successo e potere.  Pensiamo agli uomini  sposati che mantengono l’amante fino a che questa si presta ai loro servigi senza creare troppi fastidi o ai genitori che danno tutto ai figli  cercando di ottenere così il loro amore o il comportamento desiderato, oppure ai potenti di turno, ai delinquenti, capi rione che offrono lavoro o protezione per i propri affiliati o compaesani, ai politici che elargiscono doni invista delle elezioni, ai corruttori di ogni risma e specie.

Per venire a un fenomeno relativamente nuovo e a tutti noto legato alla  condivisione di notizie di sé o dei propri gusti o preferenze sui social network.

L’offerta di qualcosa di se non puô pertanto contenere da solo la ricchezza e la complessità del termine condivisione.

Partecipare?

Possedere insieme; partecipare insieme. Certamente l’accento sulla partecipazione, la comunione d’intenti alza l’asticella del valore, ma allo stesso modo non ne esaurisce il significato. Basti pensare alle associazioni a delinquere, alle bande di quartiere, alle lobbies commerciali, alle corporazioni di arti e mestieri, ai clan tribali, alle congregazioni fondamentaliste, alle società segrete e così via.

Partecipare insieme offrendo qualcosa di sé non può essere sinonimo di condivisione.

Insieme nella diversità?

Vedere separato insieme. A nostro avviso è in questo apparente paradosso che si nasconde il segreto: accettare di partecipare insieme, offrire qualcosa di sé pur nella diversità. Ecco ad un tempo l’arte del dono di Sé e l’accettazione non giudicante dell’altro, l’amore incondizionato e la partecipazione dialogante, la consapevolezza e il coraggio del discernimento, l’individuazione e la responsabilità, l’appartenenza e l’autonomia dell’indipendenza intellettuale.

P. L. Lattuada

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