LA PADRONANZA DEL TRANSE

Dal punto di vista del metodo possiamo affermare che un individuo è in grado di padroneggiare il Transe quando è in grado di diventare l’altro. La nostra mente duale, come sappiamo, è avvezza a separare. 
Una delle conseguenze di questo atteggiamento è la nostra tendenza a vedere il mondo in termini di relazione: la relazione con mia moglie, con me stesso, con la mia sessualità o con le mie paure, la relazione delle cose tra di loro. 
In un’ottica duale di relazione ci sarà sempre un problema da risolvere, un conflitto da sanare, un obiettivo da raggiungere, un posto dove andare, ci saranno sempre, in definitiva, tensione e contrapposizione. 
Anche la migliore delle relazioni non è scevra, ad esempio, dalla paura che finisca o da seppur velate strategie difensive. Nel concetto stesso di relazione con l’altro è implicito il concetto di conservazione della propria individualità, di strategie utilitaristiche miranti a trarre il massimo vantaggio possibile dalla situazione, di diversità e contrasto. 
È chiaro che noi possiamo via via migliorare la nostra relazione smussando le diversità, sviluppando qualità come comprensione, altruismo, disponibilità, solidarietà o empatia.

Ma quando l’operazione riesce, la relazione scompare perché non ci sono più parti che si relazionano: è allora che si realizza il Transe. Le due parti espandono il proprio campo di coscienza, trascendono i propri confini personali fino a fondersi in un campo più vasto che comprende in un’unica unità ternaria loro due e la loro relazione. Si crea così un campo unificato e interconnesso, dove due individualità entrano in Transe.
Questo non significa che esse scompaiono, bensì che si ancorano nel proprio centro, attraverso la Persistenza del Contatto con la propria essenza e lasciano fluire ogni contenuto personale diventando un vuoto contenitore i cui confini si espandono fino a comprendere quelli dell’altra.
Ma com’è possibile padroneggiare questo processo? Ritorniamo a considerare come vanno le cose in un condensato Bose-Einstein. Dapprima esiste un sistema biologico di molecole in relazione. Alcune vibrazioni saranno in risonanza altre in interferenza, esattamente come succede in una relazione tra individui normali, nel migliore dei casi. Le cose potranno continuare così per un tempo indefinitamente lungo, il sistema potrà mantenere stabile il suo Transe, più o meno cronicizzato. L’individuo potrà adattarsi alla società e vivere una vita accettabile. Qualora s’immetta energia nel sistema, però, le cose potrebbero cambiare. Aumentando l’energia, le diverse parti (molecole) raggiungono una frequenza critica, varcata la quale soglia iniziano a vibrare all’unisono, a entrare in risonanza. A questo punto, ogni parte diventa l’altra, entra in Transe con l’altra. Si realizza così un campo unificato, un condensato Bose-Einstein potremmo dire, nel quale i concetti di relazione e di Transe non assumono una connotazione contrapposta, bensì si esprimono in un gioco dinamico tra conservazione ed evoluzione, stabilità e fluttuazione, individuazione e fusione. Riportando la descrizione dei processi che stanno alla base della formazione dei condensati Bose-Einstein nell’ambito della nostra vita quotidiana potremo chiarire ulteriormente la questione.
tratto da “Biotransenergetica”, di Pier Luigi ‪#‎Lattuada‬

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