L’esperienza transpersonale

I confini della psicologia transpersonale

L’identità della psicologia transpersonale si definisce pertanto come disciplina che si occupa di studiare con metodi “scientifici”, cioè che offrano garanzie di validità, la trascendenza dei confini e la realizzazione della Coscienza dell’unità o Identità Suprema. L’approccio psicoterapeutico che ne deriva sarà, di conseguenza, orientato verso la consapevolezza, lo strumento per trascendere i confini della mente e dimorare nel cuore, il regno dell’uno.

La consapevolezza del limite libera dal limite, quando comprendo che Io sono realizzo anche che Io in realtà non esisto. Sono oltre la dualità della mente che divide. Quando ho compreso che unità è diversità e flusso è differenza, allora ho compreso il modo ulteriore, allora posso separare unificando e unificare separando, allora posso tracciare i confini senza in realtà tracciarli.

I confini della psicologia transpersonale ne tracciano la specificità dell’approccio e risultano chiaramente se prendiamo in considerazione la distinzione che fa F. Vaughantra contenuto, processo e contesto.

Il contenuto

Transpersonale indica ciò che va oltre l’individuo, in termini psicodinamici sta a significare che all’interno dell’individuo si sta verificando un processo che lo trascende. Per contenuti transpersonali ci riferiamo alle diverse esperienze d’ordine transpersonale quali le peak esperiences, le esperienze mistiche, estatiche, gli stati non ordinari di coscienza, le esperienze di pre-morte, le visioni archetipiche, i sogni mitologici, le rivelazioni, gli insight, le aperture di cuore, le esperienze trascendenti, gli stati meditativi, ecc. Stan Grof suggerisce per le esperienze d’ordine transpersonale il termine olotropico, orientato verso la totalità, che si muove in direzione della totalità (dal greco holòs, tutto e trépein, muoversi in direzione di qualcosa).

Walsh e Vaughanpresero in considerazione alcune delle più significative categorie d’esperienze esaminate dalla psicologia transpersonale, che potremmo definire dimensioni transpersonali della coscienza. Eccone alcune:

 

Peak Experiences

Si tratta del termine che Maslow conferì alle esperienze mistiche ed estatiche, così come a tutti quegli stati d’ottimale salute psicologica. Esse sembrano possedere le seguenti caratteristiche:

♦ Emozioni molto profonde, intense e positive, simili all’estasi

♦ Profondo senso di pace e tranquillità

♦ Sensazione di essere in armonia con l’universo

♦ Sensazione di profonda conoscenza e comprensione

♦ Sensazione di vivere un’esperienza unica, impossibile di rendere a parole.

 

Plateau Experiences

Verso la fine della sua vita Maslow coniò questo termine per identificare quella serie d’esperienze positive caratterizzate da maggior durata e minor intensità rispetto alle peak esperiences. Si tratta, ad esempio, degli stati meditativi, degli stati di profonda pace interiore, di quegli stati di pieno compimento e così via.

 

Nadir Experiences

Si tratta, sempre secondo Maslow, di quelle esperienze, opposte alle peak esperiences, caratterizzate da un profondo senso di malessere, indicative di momenti di grande trasformazione interiore, di “crisi transpersonali” come le definisce Grof.

 

Trascendenza del sé

Si tratta di stati di coscienza nei quali il senso del sé si è espanso oltre le ordinarie immagini e concetti della personalità individuale. Maslow descrive i meta-bisogni  per la trascendenza del sé come un sesto livello di bisogni che si estendono oltre i bisogni carenziali  e i bisogni d’auto-realizzazione.

 

Stati di benessere ottimali

Peak e plateau esperiences, sono esempi di stati dell’essere che, se coltivati, possono anche perdurare a lungo nel tempo. La psicologia transpersonale si occupa di realizzare tali stati che includono: piena consapevolezza, comprensione di sé, pieno compimento, libertà da conflitti interni, espansione della coscienza, estasi, compassione e servizio verso i propri simili.

 

Emergenza spirituale

La psicologia transpersonale ritiene che molte delle esperienze disturbanti non siano segni di psicopatologia ma il risultato di trasformazioni spirituali. Le crisi psicologiche, spesso,  sono in realtà delle esperienze di risveglio spirituale caratterizzate dall’emergenza di quel nucleo intimamente sano, presente in ciascun essere umano.  Determinante in questo senso fu il contributo di Christina e Stanò Grof,  così come le ricerche di Bragdon e Lukoff  grazie alle quali nell’ultima versione del DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual) venne inclusa la categoria Problemi Psicospirituali”.

 

Spettro evolutivo della personalità

Ken Wilber come già ricordato, elaborò un modello evolutivo della personalità che distingue fasi prepersonali di sviluppo precedenti ad uno stabile senso dell’Io, fasi personali durante le quali lo sviluppo dell’Io si completa e fasi transpersonali basate sulla trascendenza dell’Io e l’identificazione con la totalità.

 

Meditazione

Così come il condizionamento è il metodo chiave del comportamentismo e l’interpretazione il metodo chiave della psicoanalisi, la meditazione è il metodo chiave della psicologia transpersonale. Diverse sono le pratiche di meditazione mutuate dalle antiche tradizioni spirituali, alcune basate sulla concentrazione su un oggetto, altre basate sull’osservazione dei contenuti della coscienza. Entrambe sono orientate alla comprensione della vera natura della mente, alla trascendenza e all’espansione del senso del sé. Negli ultimi decenni, (come vedremo in seguito) nell’ambito della psicologia transpersonale, sono sorte nuove discipline e tecniche psicospirituali che hanno ampliato l’uso della meditazione anche in direzione psicoterapeutica e di rilassamento.

 

L’esperienza transpersonale

Negli stati transpersonali od olotropici, sembra realizzarsi una trasformazione profonda della coscienza caratterizzata da cambiamenti in ogni area della percezione, associati ad intense e insolite emozioni, forti risposte vegetative e psicosomatiche, unite a profonde e spesso ineffabili modificazioni dei processi di pensiero. Sovente nell’esperienza transpersonale raggiungiamo livelli di acutezza introspettiva e di comprensione intuitiva che ci lasciano senza parole: la confusione scompare e la verità sembra svelarsi con chiarezza inequivocabile, il conflitto risolversi, il problema dissolversi come se non fosse mai esistito. Come ci descrive Grof negli stati transpersonali la coscienza muta in maniera profonda e fondamentale, ma, al contrario degli stati deliranti, il suo funzionamento non risulta menomato. La coscienza funziona in modo più ampio e aperto in modo tale che ci rendiamo conto della limitatezza dell’esperienza cognitiva intellettuale, dell’inadeguatezza della spiegazione di ordine razionale e del linguaggio verbale.

 

Integrazione

Nella dimensione di coscienza transpersonale al nostro sguardo interiore si schiudono diversi mondi, nuovi piani di esistenza altrimenti inimmaginabili: percepiamo ad esempio il piano dell’energia vitale e la rete di flussi ed interconnessioni che percorrono il nostro organismo, possiamo vedere il colore degli organi o la forma di un emozione, seguire gli spostamenti che compie dentro di noi il centro dell’attenzione. Ci rendiamo anche conto che ogni sensazione interna genera un emozione ed allo stesso tempo un immagine.

Le Immagini a loro volta sono sempre associate a sensazioni ed emozioni e possono provenire dagli spazi più diversi della coscienza; possono appartenere alla nostra storia personale oppure alla natura, ai suoi esseri e alle sue forze. Possono presentare contenuti immanenti o trascendenti: cosmologici, mitologici, fantascientifici. La caratteristica che contraddistingue le visioni transpersonali e le differenzia dalle immagini mentali prodotte dai “resti diurni” è che si tratta di visioni auto-generantesi che sembrano sgorgare da una sorgente nascosta nelle profondità del nostro essere e non appartengono solo alla “mente” ma coinvolgono tutti i piani del nostro organismo grazie allo stato di fluidità e interconnessione caratteristici dell’esperienza transpersonale.

 

Emozioni 

Un altro aspetto peculiare degli stati olotropici è che il vissuto personale dell’esperienza presenta caratteristiche di numinosità che le conferiscono una sacralità indiscussa ed un significato trascendente i puri fini egoistici. Spesso le comprensioni che riusciamo ad ottenere in quelle condizioni richiedono per essere accolte radicali ristrutturazioni cognitive e profondi cambiamenti nella personalità dal momento che favoriscono l’emergenza della nostra natura più vera e delle nostre qualità più elevate. La morte dell’Io, come vedremo dovrà lasciare spazio all’emergenza del Sé.

Per questo l’accesso alla dimensione transpersonale è spesso contraddistinto da una varietà ed intensità emotiva straordinaria. La gamma delle emozioni va dal rapimento estatico al terrore puro, passa attraverso la beatitudine e la rabbia cieca, il senso di colpa cosmico e l’esaltazione onnipotente, la disperazione più totale o la pace paradisiaca, la confusione più inestricabile o la comprensione suprema. L’intensità di tali esperienze raggiunge livelli sovrumani e costituisce probabilmente il substrato terreno delle diverse descrizioni del paradiso e dell’inferno. Sul piano dell’immaginario all’intensità emotiva sono associate immagini, di divinità o demoni, angeli o spiriti maligni, mostri o esseri armoniosi, sabba satanici o danze celestiali, abissi o vette, colori fantasmagorici od oscurità impenetrabili, orgasmi cosmici od orge perverse. Ad ogni immagine corrisponde sul piano fisico una sensazione equivalente: strazio lacerante o leggerezza impalpabile, assenza di corporeità o pesantezza insopportabile, libertà incommensurabili o schiavitù invincibili, potenza incoercibile o debolezza estrema, senso di benessere inattaccabile o pressioni strazianti, naturalezza o disagio, apertura o soffocamento, perfetto funzionamento o nausea e vomito.

 

Intelletto

Anche l’intelletto, come vedremo, funziona secondo criteri profondamente diversi dal consueto, il giudizio analitico è inondato da una mole di informazioni così vasto e sconvolgente da venire messo a tacere a vantaggio di una comprensione intuitiva immediata circa i nostri problemi quotidiani, la nostra storia personale, le dinamiche interiori, il nostro carattere e comportamento interpersonale. Facilmente veniamo bombardati da un flusso di concatenazioni intuitive che ci svelano conoscenze filosofiche e metafisiche circa la natura umana e l’universo che vanno ben oltre quelle raggiungibili con il nostro grado di istruzione.

 

Spazio e tempo 

Il panorama dei contenuti di ordine transpersonale non sarebbe completo senza citare le modificazioni che gli stati di coscienza olotropici producono sulla ordinaria percezione del tempo e dello spazio. Risulta peraltro evidente, dal momento che spazio e tempo sono categorie della mente, come sia possibile che cambiando stato di coscienza possa cambiare la nostra esperienza spazio-temporale. Negli stati ampliati di coscienza tipici della dimensione transpersonale spesso il tempo si rallenta, a volte si inverte. La memoria può valicare i confini della nostra esistenza attuale per estendersi ai territori della giornata evolutiva dell’essere umano, incontrare potenti figure archetipiche di un passato arcaico, di multiformi territori mitologici o di ipotetici scenari futuri, può risalire fino alla vita intrauterina, al momento del concepimento o ancora oltre verso esperienze che sembrano provenire da quelle che due terzi dell’umanità definirebbero come “altre incarnazioni”.

In certi momenti di particolare intensità l’attimo eterno sembra compiersi consentendoci di fare esperienza contemporaneamente di epoche storiche diverse con un solo atto di volontà. Per intenderci è come quando ci troviamo di fronte a diversi televisori accesi e con un solo spostamento dell’attenzione posiamo passare dall’uno all’altro. Lo straordinario è che però noi siamo anche contemporaneamente dentro ciascun programma, e non abbiamo più un corpo ma siamo pura consapevolezza.

Altre volte è come se lo scorrere lineare del tempo che noi conosciamo fosse un treno dal quale, giunti in stazione, noi scendiamo, passeggiamo per il paesaggio circostante, poi ritorniamo sulla banchina per risalire sullo stesso treno dal quale eravamo scesi che, proprio in quell’istante sta di nuovo arrivando. Altre ancora ci ritroviamo a rivivere più volte la stessa scena, come Alice nel paese delle Meraviglie, ottimo campionario peraltro, di esperienze transpersonali.

Allo stesso modo ci può capitare di raggiungere il punto inesteso, luogo della coincidenza di tutti i luoghi, dove ci è consentito valicare le distanze tra le cose e le persone in un batter di ciglia. Ci è consentito entrare nell’altro e vedere il mondo con i suoi occhi, sentire il suo dolore come lui lo sente, dare voce alle sue parole non dette o ai suoi sentimenti inespressi; diventare albero e sentire le nostre radici nella terra, diventare terra e sentire la forza del nutrimento o dell’accoglienza che emana dalle sue viscere, diventare l’animale e sentire in noi risvegliarsi la sua forza, la sua istintività o il suo urlo bestiale, diventare l’aria o l’oceano, il fuoco o le acque bianche di un torrente. Ci può succedere anche di sentire presenze od entità spirituali che ci abitano, i rumori della foresta o il profumo di rosa. E ci può capitare di vedere, il flusso dei pensieri o il colore della rabbia, la massa scura della malattia o la cascata radiosa dell’amore, la sagoma dell’Angelo o il volto dell’antenato, la vitalità di un cibo o la malvagità su di un oggetto.

Il processo

Per comprendere cosa significa processo transpersonale possiamo riferirci a quella che potremmo definire come la struttura dinamica dell’esperienza interiore identificata magistralmente da Grof . Lo psicoterapeuta transpersonale accompagna il cliente mediante pratiche transpersonali o derivate da discipline spirituali come meditazioni, channeling, canti, danze, esercizi psicofisici e di respirazione, pratiche sciamaniche, rituali, visualizzazioni, ecc. lungo un processo che da un’iniziale esplorazione del suo mondo interiore di sensazioni, emozioni, percezioni senza apparente significato conduce verso l’indagine ed il graduale affrancamento dalla propria storia personale, il passaggio attraverso esperienze di radicale trasformazione e l’accesso alla dimensione transpersonale, luogo delle qualità spirituali e della “vera natura”.

 

Struttura dinamica dell’esperienza interiore 

Le ricerche di Grof sugli stati non ordinari di coscienza offrono allo psicoterapeuta transpersonale una sicura guida che lo conduca ed un’articolata mappa che lo orienti nello sviluppo di una metodologia clinica per la trasformazione della coscienza e la realizzazione di quello che Assagioli chiama “sviluppo del Sé transpersonale”.  Le conclusioni di Grof sono peraltro facilmente confermabili anche da un’attenta osservazione del percorso di trasformazione della coscienza che sembra svolgersi in ogni individuo che compia un cammino di crescita personale mediato dall’esperienza interiore. L’esperienza interiore sembra snodarsi lungo un percorso evolutivo nel quale a un certo punto il Sé comincia ad orientarsi verso una dimensione transpersonale o spirituale nella quale si fa strada una forza tendente ad aggregarsi intorno ad un centro di coscienza superiore ed a superare i conflitti connessi alla mente duale in una visione unitiva e disidentificata da interessi esclusivamente personali.

In questo processo è possibile riconoscervi un succedersi di eventi che sembrano presentare delle strutture riconducibili a quattro grossi gruppi di esperienze.

 

1. Esperienze astratte ed estetiche

Sono connesse all’anatomo-fisiologia degli organi di senso e non sembrano presentare significati simbolici direttamente riconducibili alla storia personale dell’individuo. Si tratta di percezioni proprio ed esterocettive, di percezioni di colori e forme geometriche, di flussi di pensiero particolarmente intenso ed apparentemente non significativo e così via. Si tratta in definitiva di quell’insieme di esperienze riconducibili ad una percezione di sé in quanto processi energetici.

Sembra di poter connettere queste esperienze a stati nei quali nuove vie percettive che si stanno aprendo potranno rendersi veicolo e strumento dei contenuti più profondi della coscienza.

 

2. Esperienze psicodinamiche o biografiche

Procedendo nel viaggio interiore, una maggiore sensibilità ed una più attenta consapevolezza di sé tendono a condurre lungo canali percettivi che si aprono su di esperienze strettamente connesse con la propria storia personale, con il proprio mondo emotivo. Si possono così contattare i traumi emotivi dell’infanzia, i conflitti legati alla struttura caratteriale successivamente prodottasi, i bisogni affettivi, i desideri le paure, i blocchi ed in definitiva tutti i contenuti rimossi che lo abitano e tendono a dominarlo.

Attraverso l’osservazione, l’accettazione, la consapevolezza, i ricordi carichi di contenuto emotivo, le esperienze simboliche riconducibili alle varie fasi della vita dell’individuo, i risentimenti, potranno venire così ri-conosciuti, rivissuti, rielaborati trasformati.

Questo livello di esperienze e la disidentificazione dalle stesse sembra pertanto connesso alla liberazione dei nodi conflittuali del nostro passato personale.

 

3. Esperienze di morte-rinascita 

Con l’intensificarsi dell’esperienza interiore, potrà capitare all’individuo di trovarsi di fronte ad esperienze nelle quali si presenterà l’occasione o la necessità di rivivere le fasi della propria nascita biologica e di doversi confrontare profondamente con la morte. La riattualizzazione del processo morte-rinascita consente all’individuo di rivivere nella loro pienezza tutti i sintomi psicofisici. Spesso il processo raggiunge un’intensità tale da spingersi fino a livello dei tessuti e delle cellule. I temi simbolici e mitologici che accompagnano tali esperienze derivano dalle culture più diverse. Tali esperienze sembrano porsi come viatico verso la dimensione transpersonale o spirituale nella quale verrà richiesta la trascendenza dell’ego.

 

4. Esperienze transpersonali

Si tratta del vasto spettro d’esperienze non ordinarie descritte in precedenza le quali hanno in comune l’esperienza provata dall’individuo che la sua coscienza si sia espansa oltre i confini dell’io, trascendendo lo spazio ed il tempo.

Molte di queste esperienze possono venire riconosciute come una regressione attraverso la propria storia personale, biologica, culturale o spirituale.

Si può arrivare a rivivere la propria vita fetale, embrionale o addirittura cellulare, attingendo al campo informazionale dell’ovulo o dello sperma al momento del concepimento, si può varcare poi la soglia della vita attuale e dilatare la propria coscienza verso le dimensioni del passato ancestrale, razziale, animale. Dilatazione che può spingersi fino alla trascendenza di barriere spaziali ed attingere la coscienza di altre persone o animali o piante od oggetti inanimati.

Altri gruppi importanti di esperienze transpersonali comprendono la telepatia, la chiaroveggenza, la premonizione, la diagnosi psichica, la medianità, il contatto con guide ed entità spirituali, esperienze fuori dal corpo e di sincronicità.

Ma forse il più significativo aspetto delle esperienze tranpersonali è legato all’emergenza dall’inconscio di temi archetipici, sequenze mitologiche e fiabesche che connettono l’individuo a forze elementali originarie consentendogli di riorganizzarsi in quelle dimensioni della coscienza riconoscibili come diretta emanazione del Sé transpersonale.

Il contesto

Il contesto transpersonale sta invece a significare il quadro all’interno del quale la visione transpersonale legge gli eventi. Una depressione, ad esempio, mentre per la psicoanalisi potrà significare una fissazione alla fase orale dello sviluppo della personalità, per lo psicoterapeuta transpersonale starà a significare una separazione dalla dimensione sacra dell’esistenza.

L’ansia nei confronti della vita non verrà letta come un’angoscia di castrazione rimossa ma bensì, ad esempio, come l’emergenza di un archetipo che chiede di venire riconosciuto ed onorato.

Il riconoscimento del contesto transpersonale coincide con il riconoscimento della vera natura dell’individuo, del Daimon come direbbe Hillman. Il Daimon, o vera natura, è sempre indipendente dalla personalità, incondizionato dalla storia biografica, è transpersonale; ha a che fare, direbbe Hillman, con la discesa dello spirito sul piano della realtà materiale, oppure, direbbe Jung, con l’emergenza nella psiche individuale di un archetipo dall’inconscio collettivo.

E’ comprensibile a questo punto come a caratterizzare la psicoterapia transpersonale sia il riconoscimento del contesto piuttosto che non la metodologia usata. E’ vero che la via maestra per l’accesso alla dimensione transpersonale è uno stato di coscienza meditativo, ma è anche vero che si possono preparare le condizioni per la realizzazione di uno spazio meditativo con gli strumenti più svariati come un’interpretazione, una modifica comportamentale, una ristrutturazione cognitiva e così via.

In definitiva, è possibile che vengano usati strumenti tipici del processo transpersonale come meditazione, danze o visualizzazioni senza lavorare in un contesto transpersonale, così come è possibile realizzare un intervento transpersonale usando metodiche, ad esempio, comportamentiste o psicoanalitiche.

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