Le posizioni psicodinamiche

Le Posizioni psicodinamiche

La psico-dinamica, rappresenta il perno intorno al quale ruotano molte concezioni psicologiche cliniche e psicoterapeutiche. Diversi studiosi della materia hanno elaborato teorie circa lo sviluppo della personalità e le patologie correlate al suo arresto nelle varie fasi evolutive.

Ed è proprio da queste teorie che muovono i loro passi le moderne scuole di pensiero psicoterapeutico a indirizzò psico-dinamico.

Personalmente ritengo che l’individuazione della psico-dinamica di una persona possa aiutarci e aiutarla nella disidentificazione, favorendo l’accesso dell’osservazione a livello delle sue strutture profonde.

Chiamo matrici personali o organismiche le posizioni caratteriali ( che coincidono in buona parte con quelle indicate da W.Reich)  psicodinamiche che una persona può presentare nel corso della sua esistenza in modo cronicizzato o episodico.

 

Le matrici personali

La descrizione delle matrici personali o organismiche responsabili delle diverse strutture caratteriali che Reich ha elaborato, partendo da una concezione energetica, si caratterizza come una griglia di lettura particolarmente utile per fotografare dove un individuo si trova.

Ogni dinamica dipende, oltre che dal tipo di rapporto madre- figlio, anche dalla fase della vita nella quale si sono vissute le esperienze traumatiche che hanno portato al blocco energetico e di conseguenza allo strutturarsi del sistema difensivo.

Esse si definiscono nei seguenti termini:

  • Struttura schizoide
  • Struttura orale
  • Struttura masochista
  • Struttura psicopatica
  • Struttura rigida

Gli allievi di Reich, Alexander Lowen e John Pierrakos proseguirono nello studio e sistematizzazione di tali strutture consentendocene una conoscenza ampia ed articolata.

Da parte mia suggerisco l’affiancamento della struttura anale di freudiana memoria a quella masochistica.

Suggerisco poi il termine posizione in sostituzione di struttura per sottolineare l’aspetto dinamico di ciascuna delle fasi descritte, le quali non si caratterizzano solo come delle cronicizzazioni date, una volta per tutte, ma possono anche indicare dei passaggi evolutivi e delle modalità di risposta che affiorano in particolari momenti o situazioni di vita.

A queste matrici personali di ordine difensivo, Reich fa seguire la descrizione di quello che chiama il carattere genitale, vale a dire la ‘personalità sana’.

Nella nostra descrizione aggiungiamo la matrice o posizione transpersonale per mettere l’accento, oltre che sulla sanità, anche sulla piena realizzazione di sé.

Per sottolineare il processo evolutivo che caratterizza le varie posizioni abbiamo poi affiancato a ciascuna un dualismo, riconoscibile come un conflitto che, se superato, consente il salto evolutivo verso la posizione successiva.

L’ipotesi è che ogni posizione successiva rappresenti una possibilità di maggior energia, minor identificazione, maggior consapevolezza.

Si veda lo schema seguente:

Fig. Dualismi

Va subito detto che una mappa non vuole definire, ma indicare, non vuole catalogare, ma suggerire una chiave di lettura di processi dinamici e interconnessi e per loro natura non cristallizzabili all’interno di schemi predefiniti.

Si veda pertanto nel dettaglio la chiave di lettura costì suggerita.

 

Posizione schizoide

L’interruzione secondaria è avvenuta nella vita prenatale o nei primi giorni di vita a causa di una madre ostile che non desidera e non ama il nascituro, il quale si sente abbandonato.

Egli sperimenta così la paura di non aver diritto d’esistere, per difendersi dalla quale sviluppa una dinamica di ritiro dal mondo.

Anche nel corpo, per lo più alto e magro, si può leggere la dinamica del ritiro nelle mani e nei piedi freddi, nei movimenti poco coordinati e nello sguardo assente.

Egli potrà incamminarsi sulla via della disidentificazione quando comincerà a entrare in contatto con la sua collera repressa e a consentirne l’accesso all’osservazione.

Potrà così vivere la paura di frammentarsi che prova ogni volta che entra in contatto con la sua collera, vivere la rabbia a poco a poco, senza fuggire, liberando così il profondo dolore per quello che non ha ricevuto e il grande desiderio di connettersi a se stesso, ai propri sentimenti d’amore e agli altri.

Il suo percorso evolutivo procederà dal primo strato difensivo: “Io ti rifiuto prima che tu rifiuti me”, a quello più profondo: “Neppure tu esisti” per risolversi nel contatto col proprio nucleo sano in grado di affermare: “Io esisto”.

Se riuscirà in questo compito si troverà finalmente libero di padroneggiare le sue enormi potenzialità creative, artistiche e spirituali.

 

Posizione orale

L’interruzione secondaria avviene durante i primi mesi di vita a causa di un abbandono fisico o affettivo da parte della madre.

Il bambino sperimenta così il bisogno e la dipendenza.

Non ricevendo ciò di cui ha bisogno, sviluppa una struttura difensiva di indipendenza e autonomia che lascia però trasparire il suo senso di privazione e il suo bisogno di sostegno.

Il suo corpo infatti tende a essere poco sviluppato, i muscoli flaccidi, il petto incavato, il respiro superficiale, lo sguardo supplichevole.

Egli potrà incamminarsi sulla via della disidentificazione quando comincerà a entrare in contatto con il suo bisogno, consentendone l’accesso all’osservazione. Egli potrà così ammettere a se stesso il suo bisogno di calore e di sostegno e trasformare la passività e la rabbia per il rifiuto in determinazione a prendersi cura di sé e imparare a stare in piedi con le proprie gambe.

Il suo percorso evolutivo procederà dal suo primo strato difensivo: “Non ho bisogno di te” alla sua richiesta profonda: “Prenditi cura di me” per risolversi nel contatto col suo nucleo sano che afferma: “Io posso soddisfare i miei bisogni”, “Io sento”.

Se riuscirà in questo compito, scoprirà oltre il suo vuoto interiore un universo di potenzialità. La sua grossa sensibilità gli consentirà di connettere la sua intelligenza e le sue conoscenze al cuore.

 

Posizione anale

La fase anale è il secondo periodo di sviluppo del bambino: essa succede alla fase orale e si colloca, secondo Freud, a un’età compresa fra i 18 e i 36 mesi circa.

L’interruzione secondaria riguarda la modalità con la quale il bambino affronta il piacere e la colpa legate alla defecazione.

Il piacere prodotto dalla gestione degli sfinteri in autonomia è molto spesso elevato, tanto che gli escrementi talvolta vengono considerati come un dono fatto alla madre.

Il soddisfacimento delle pulsioni da un lato gli insegna a sviluppare autostima e autonomia, dall’altro genera angoscia e frustrazione, riconducibili al rapporto individuo/società: le istituzioni esigono dall’individuo adeguamento alle norme e autocontrollo.

Secondo le teorie di Freud, l’incapacità di risolvere i conflitti in questa fase può portare allo sviluppo di una fissazione anale ritentiva o anale espulsiva. Il cambiamento nella capacità di gestione degli sfinteri è il primo passo verso la gratificazione libidica (erotismo anale) e verso l’emergere di un carattere aggressivo (sadismo anale).

Il suo percorso evolutivo passerà per l’accettazione del proprio diritto a provare piacere e il superamento della paura di lasciarsi andare e della colpa per i propri sentimenti aggressivi.

 

Posizione masochistica

L’interruzione secondaria avviene nell’infanzia da parte di una madre oppressiva e votata al sacrificio che dispensa al piccolo l’amore solo se questi si comporta come vuole lei.

Il ricatto morale esercitato su di lui lo imprigiona.

Egli sperimenta così il senso di sconfitta e umiliazione, risultando vani tutti i suoi tentativi di affermare la propria libertà. A questi si aggiunge il senso di colpa per i suoi tentativi di affrancarsi dalla madre.

Egli sviluppa così una reazione difensiva che tenderà a trattenere dentro la rabbia, l’odio e con essi tutti i sentimenti e la sua creatività.

Ne risulterà un comportamento lamentoso, apparentemente sottomesso, ma in realtà provocatorio, che tende a procurarsi una scusa per esplodere ed esprimere così i forti sentimenti di negatività e di superiorità mascherati dal lamento.

La conseguenza ultima è un forte stato di tensione per la paura di esplodere e di venire umiliato, tensione che si legge anche nel corpo il quale si presenta spesso massiccio, pesante, con una muscolatura ipersviluppata, il collo tozzo e fortemente teso così come la regione pelvica.

Egli potrà incamminarsi sulla via della disidentificazione quando entrerà in contatto con la sua tendenza a trattenere e ne consentirà l’accesso alla osservazione.

Potrà così imparare che affermare se stesso e liberare i propri sentimenti non significa sottomettersi o umiliarsi.

Il suo percorso evolutivo procederà dal primo strato difensivo: “Mi farò del male prima che lo faccia tu” alla struttura più profonda che lascia trasparire l’intento: “Io ti provocherò” per arrivare al nucleo intimo in grado di affermare: “Io sono libero di provare piacere”.

Se riuscirà nel compito di dare libero sfogo a se stesso, scoprirà una creatività estremamente ricca, unitamente da una grande capacità di buon umore e di compassione che gli consentiranno di affermare: “Io posso”.

 

Posizione psicopatica

L’interruzione secondaria avviene nella prima infanzia a causa del tradimento da parte del genitore di sesso opposto.

Questi ha manipolato il bambino con la seduzione cercando di ottenere da lui delle cose e allontanandolo dal genitore dello stesso sesso.

Il bambino ha sperimentato così il tradimento e il fallimento e ha sviluppato una struttura difensiva di controllo.

Il bisogno di controllo della propria immagine e soprattutto degli altri lo porta a un ansia di successo, potere e dominio eccessivo. Successo e dominio che egli cercherà di ottenere con ogni mezzo per tenere a bada il suo senso di fallimento e di inferiorità.

Nel corpo questa situazione verrà espressa da una notevole sproporzione tra parte superiore e inferiore del corpo.

La nuca, le spalle, gli occhi sono tesi, il petto rigonfio mentre le gambe sono deboli e sconnesse al terreno.

Egli potrà incamminarsi sulla via della disidentificazione quando comincerà a entrare in contatto col suo bisogno di controllo e ne consentirà l’accesso all’osservazione. Egli potrà così superare la sua paura del fallimento riconoscendo che arrendersi al suo bisogno di essere sostenuto non significa perdere e imparare ad avere fiducia negli altri anziché volerli controllare. Il suo percorso evolutivo procederà dal primo strato difensivo: “Io ho ragione tu hai torto” alla struttura più profonda che dice: “Io ti controllerò” per arrivare al nucleo intimo che afferma: “Mi fido”.

Se riuscirà in questo compito e si arrenderà a se stesso, troverà un mondo interiore pieno di valori nobili, di perseveranza e coraggio. Grazie al suo intelletto estremamente sviluppato, alla sua onestà e al suo coraggio, egli potrà essere molto utile agli altri. Scoprirà così un cuore colmo di amore, in grado di affermare: “Io amo”.

 

Posizione rigida

L’interruzione secondaria avviene nell’infanzia quando il bambino vive il rifiuto da parte del genitore di sesso opposto come un tradimento d’amore.

Egli sviluppa così una struttura difensiva che gli consente di controllare tutti i suoi sentimenti, sia positivi che negativi.

Tale struttura si regge sull’orgoglio, l’ambizione, la competizione.

Egli non può permettersi di lasciarsi andare e di esprimere i propri sentimenti, proverebbe vergogna, si sentirebbe vulnerabile a causa della profonda paura di essere di nuovo tradito.

Di conseguenza egli, anziché cercare di soddisfare direttamente i propri bisogni, usa la seduzione e la manipolazione. In questo modo egli riduce i rapporti affettivi a rapporti di competizione.

Il suo corpo esprime questo forte senso dell’Io con una struttura ben proporzionata e carica energeticamente, una postura molto eretta, la testa alta, il dorso rigido, il bacino tenuto indietro.

Egli potrà incamminarsi sulla via della disidentificazione quando saprà entrare in contatto con il suo bisogno di arrendersi ai sentimenti e consentirne l’accesso alla trasformazione.

Potrà così rendersi conto che è meglio lasciarsi andare e correre il rischio di un eventuale rifiuto piuttosto che rinchiudersi nella gabbia dell’orgoglio.

Il suo percorso evolutivo procederà dal primo strato difensivo: “Sì, però..” alla struttura più profonda che afferma: “Non mi arrendo, non ti amerò” per arrivare al nucleo intimo che ammette:” Sì, voglio amarti”.

Se riuscirà nel compito di lasciarsi andare e condividere la propria vita emotiva, potrà trasmettere la sua voglia di vivere, il suo entusiasmo, il suo spirito di avventura, la sua passione e stabilire così un contatto profondo con gli altri che tenderanno a riconoscerlo come leader.

 

Posizione genitale 

La posizione genitale, secondo Reich, funziona in base alla morale naturale e non a quella che lui chiama coatta. Tradotto nel nostro linguaggio potremmo dire che la posizione genitale esprime una personalità relativamente libera da identificazioni, con un discreto grado di consapevolezza che le consente di farsi guidare dall’interno, piuttosto che dal mondo circostante. Si tratta di una personalità, secondo Reich, che conserva la capacità di autoregolazione e nella quale la presenza di potenza orgastica impedisce la stasi energetica e consente una buona  flessibilità e un buon adattamento alle circostanze. La posizione genitale dovrebbe essere caratterizzata da una soddisfacente libertà dai contenuti della storia personale e quindi dai giudizi che impediscono di vedere le cose come sono. Il limite si colloca a livello delle qualità più elevare dell’individuo che hanno a che fare con la dimensione spirituale dell’esistenza.

La posizione genitale nella sua piena espressione consente di affermare: “Io vedo”.

 

Posizione transpersonale.

Indichiamo con posizione transpersonale quella di coloro i quali hanno proseguito il cammino interiore oltre la soglia dell’Io, subendo radicali cambiamenti di personalità. In questi soggetti, ci ricorda Grof: “ Il livello di aggressività è di solito considerevolmente diminuito e sono diventati più tranquilli, in pace con se stessi e tolleranti verso gli altri”.

Essi hanno spesso vissuto esperienze, definite dalla cultura transpersonale, di morte e rinascita psicospirituale, che si traducono in una riduzione del narcisismo, delle spinte egoiche  irrazionali e delle ambizioni personali. Esperienze che producono in modo definitivo, per dirla ancora con Grof:

…uno spostamento dell’attenzione dal passato e dal futuro, verso il momento presente, rafforzando la capacità di godere di situazioni di vita semplice, come le attività quotidiane, il cibo, l’amore, la natura e la musica. Un altro risultato importante di questo processo è stato l’emergere della spiritualità, di un carattere universale e mistico che era molto autentico e convincente, perché si basava su una profonda esperienza personale.

I soggetti in questione spesso hanno accesso a esperienze transpersonali, come:

l’identificazione con altre persone, interi gruppi umani, animali, piante, e anche materiali inorganici o con i processi in natura. Altre esperienze hanno fornito l’accesso consapevole a eventi che si sono verificati in altri paesi, culture e periodi storici e persino nei regni mitologici e dei mondi archetipici dell’inconscio collettivo. Esperienze di unità cosmica e della propria divinità hanno portato alla crescente identificazione con tutto il creato accompagnate da un senso di meraviglia, amore, compassione e pace interiore’. cercare

La posizione transpersonale è spesso raggiunta grazie ad un viaggio che era iniziato come una ricerca psicologica dell’inconscio ed è spontaneamente divenuto una ricerca filosofica per il senso della vita e un viaggio di scoperta spirituale.

Le persone che si sono connesse con il mondo transpersonale della loro psiche tendono a sviluppare un nuovo apprezzamento per l’esistenza e una venerazione per la vita intera. Una delle conseguenze più sorprendenti delle varie forme di esperienze transpersonali è lo spontaneo emergere e lo svilupparsi di profonde preoccupazioni umanitarie ed ecologiche, con la necessità di essere coinvolti in attività̀ aventi uno scopo comune.

Questo è basato su una consapevolezza quasi cellulare che i confini dell’universo sono arbitrari e che ognuno di noi è in definitiva tutt’uno con l’intera rete della vita.

Le esperienze transpersonali tendono a produrre circoli virtuosi che aumentano il livello di armonia interiore e risonanza con l’ambiente circostante.

Ne consegue che la posizione transpersonale tende a esprimere una comprensione radicalmente diversa del cosmo, della natura e degli esseri umani, che fornisce una conferma esperienziale per i concetti formulati dai pionieri della teoria dell’informazione e la teoria dei sistemi, dimostrando che il nostro pianeta e l’intero cosmo rappresentano una rete unitaria e interconnessa di cui ognuno di noi è parte integrante.

“Tali soggetti” ci spiega Grof  “tendono a ottenere una profonda conoscenza esperienziale dei vari aspetti della realtà materiale, della sua interconnessione, e dell’unità di base del mondo la cui separazione è solo un’apparenza.” cercare

Di conseguenza, essi comprendono che la coscienza non è un prodotto dei processi fisiologici nel cervello, ma un attributo primario dell’esistenza. La natura più profonda dell’umanità̀ è divina, l’universo è intriso di intelligenza creativa e la coscienza è inestricabilmente intrecciata nel suo tessuto.

Colui che attinge la posizione transpersonale è in grado di riconoscere l’errore primario, l’identificazione delle identificazioni: la separazione soggetto-oggetto, dalla quale discendono tutti gli altri dualismi come quello corpo-mente e tutte le identificazioni, come quella con il nostro corpo-Ego.

Egli è in grado così di svelare la grande illusione e cogliere la vera natura della propria identità e della  totalità̀ dell’esistenza.

“Comprensione che gli fornisce una base naturale per il rispetto della vita, per la cooperazione e la sinergia, per il riguardo verso l’umanità̀ intera il pianeta nel suo complesso, con una profonda coscienza ecologica”.

Comprensione che gli consente di affermare: “Io sono”.

Leave a Reply

Your email address will not be published.