Psicopolitica 2 Bobo due Maroni: la locomotiva o il fanalino di coda?

 

Psicopolitica 2
Bobo due Maroni: la locomotiva o il fanalino di coda?
P.L.Lattuada
Un mio amico mi confessa che dopo un profondo travaglio e un conseguente cambiamento è approdato, grazie a Dio, a mamma Lega ed ha trovato la pace.
Mi dice anche che con Maroni ora la Lega ha imboccato un nuovo corso e che bisogna liberarsi dai pregiudizi, sono ormai lontani i tempi delle SAT, squadre anti teroni e dell’urina di maiale sui terreni dell’erigenda moschea o anche semplicemente dell’ampolla delle acque del dio Po.
Ora le cose sono cambiate, niente più Trote in Albania e Roma Ladrona ora è il tempo di “Prima il Nord”.
Già perché a Roma ci sono stati e ci hanno preso gusto!
Ma no, mi spiega il mio amico, devo rispettare chi non la pensa come me, e poi è meglio che mi prepari perché Maroni porterà il sole delle alpi a risplendere su tutta l’Europa. Mi spiega, il mio amico, che il motto “Prima il Nord” non vuole dire che dobbiamo fregarcene degli altri e mi fa l’esempio della locomotiva.  Quando un treno si ferma, bisogna sistemare prima la motrice per farlo ripartire.
Già, non ci avevo pensato, quel due Maroni deve essere un genio.
Quando un treno si ferma è perché la locomotiva non va più: uno più uno uguale a due, elementare Watson.
Peccato che con la logica lineare delle elementari si può forse vincere a Monopoli, difficilmente si potrà governare un paese.
Tom Robbins[1]da grande romanziere che è chiamerebbe la visione di due Maroni, tunnel vision, quella dei cavalli da traino coi paraocchi, per intenderci.
Beck e Cowan[2]invece nella loro descrizione in Spirali Dinamiche dell’evoluzione dei diversi mondi dell’Io, riserverebbero al maronipensierouna collocazione, su una scala di nove, al terzo, il livello del potere o con un po’ di buona volontà potrebbero spingersi ad aprirgli le porte del quarto, conformismo e regola. Tranquilli amici della lega il maronipensiero è condiviso secondo le stime dei due scienziati dal 70% della popolazione. I vostri voti non ve li porterà via nessuno, sono garantiti dallo stato delle cose.
Peccato che come ricorderebbe Peter Russel[3], autore del Risveglio della Mente Globale, tale forma di pensiero produce una società a bassa sinergia, cioè destinata all’estinzione.
Mi ricordi il rispetto, caro amico.  La rispetto due maroni, La rispetto anche se La piglio un po’ per il culo, in fondo si sa gli uomini pubblici si espongono agli strali della satira. Qualcuno, però, dovrà pure dirglielo che personaggi al di sopra delle parti e più fortunati di Lei quanto a materia grigia (è un fatto non un giudizio) riconoscono il suo pensiero dibattersi tra le paludi pre-convenzionali dell’egocentrismo, salvo a tratti sollevare la testa nell’atmosfera rassicurate del convenzionale socio-centrico e suggeriscono a gran voce le linee guida per  un’autentica novità, una terza via che sappia approdare alle altezze del pensiero post-convenzionale, in grado di trascendere e includere le due visioni precedenti in una visione planetaria, mondo-centrica. Non mi dilungo a citare i vari Drexel Sprecher, Lawrence Chickering, Don Beck, Jim Garrison, Jack Crittenden[4]tutti soggetti impegnati all’elaborazione di un modello integrale in politica, la citata terza via che ha fortemente orientato, per quanto ne siano stati capaci, soggetti quali Bill Clinton, Tony Blair, Al Gore e lo stesso Obama.
Non mi dilungo nemmeno a descrivere il modello in questione perché il tempo di tutti noi è prezioso, Le basti considerare che la visione in questione definisce una mappa che coniuga il conservatorismo di destra che enfatizza i valori familiari, patriottici, gruppali, patriarcali, padani (appartenenza mitica, prima il nord) con quelli antesignani dell’illuminismo liberale che, per reazione combatte il potere socialmente oppressivo e i pregiudizi etnocentrici nel tentativo di liberare l’umanità dalla sofferenza inflitta dal pensiero mitico e prescientifico sostenuto e nutrito dall’oscurantismo religioso di Santa Romana Chiesa. Reazione che non ha saputo andare oltre se stessa, portando così ad un appiattimento razionale della natura umana, che si è poi ridotto al materialismo storico in politica e allo scientismo nell’ambito della cultura.
Ed eccoli i nostri conservatori e progressisti ad annaspare nella palude dell’esteriore sbracciandosi per fornire sprazzi di novità, ahimè, a uno sguardo che non sappia essere integrale e cogliere il versante scordato, quello dell’esperienza interiore che va conosciuta, insegnata, padroneggiata con strumenti e metodi precisi.
Siamo al paradosso, i conservatori inneggiano al cambiamento promulgando quei valori convenzionali e pre-convenzionali tipici dei secoli bui del passato e della notte della coscienza, i progressisti sono il prodotto dell’evoluzione della coscienza dell’umanità, ma ne negano le dimensioni stesse che l’hanno prodotta, negando l’evidenza della dimensione spirituale, riducendo il benessere e lo sviluppo a cause oggettive, esteriori, materiali.
I conservatori abbracciano i valori dello sviluppo interiore, ma lo fanno secondo modalità convenzionali, di adesione dogmatica a un’appartenenza mitica, i progressisti combattono per aggiustare  le istituzioni sociali e economiche spinti da valori spirituali che, però, negano non volendo o sapendo riconoscerli.
La terza via propone una visione integrale, transculturale, transnazionale, transpersonale, frutto del pensiero post-convenzionale emergente dalle menti più evolute lungo la spirale delle dimensioni della coscienza che sussurrano a conservatori e progressisti il risveglio dal loro sogno ordinario, dalla loro importanza personale e li invitano ad incamminarsi lungo il faticoso percorso dell’esperienza interiore consapevole, della padronanza della propria pienezza emotiva, del riconoscimento  delle proprie identificazioni e conseguenti proiezioni sull’altro, della presenza mentale.
Percorso per il quale sono necessarie qualità e strumenti, coraggio e umiltà, saggezza e conoscenza.
La visione integrale non sventola la bandiera dell’appartenenza né rivendica il primato della ragione o il privilegio del potere, semplicemente sussurra il suo messaggio inascoltato. La visione integrale non è un’opinione né un’idea politica, ma un modo di guardare e vedere. Il modello integrale non è un dogma ma una mappa. Ogni mappa come si sa, non ha idee sul territorio, semplicemente lo descrive. E’ vero che poi ci si può affezionare alle mappe, e questo, ad esempio, è il mio caso, in riferimento al  modello integrale proposto.
Ma questa è un’altra faccenda. Affetto o adesione non significa identificazione.
Pensiamo alla cartina autostradale dell’Italia.  Essa descrive un territorio ed è utile a percorrerlo, non è una bandiera da sventolare, non c’è nulla sul quale essere d’accordo. La cartina ci può servire o meno. Quando non ci serve, la lasciamo nel cruscotto dell’auto, se ci serve la consultiamo. Guardandola potremmo accorgerci che ha una grafica che ci piace oppure meno, che è stropicciata o ben conservata, ma sappiamo che la sua funzione è quella di orientarci nello spazio, le chiediamo di essere aggiornata e accurata a sufficienza da saperci indicare dove siamo e dove stiamo andando.
Guardandola potremo vedere che per andare da Milano a Roma dovremo prendere direzione sud, potremo anche notare che Piacenza è prima di Parma e dopo Lodi e che quando raggiugeremo Orte, saremo quasi arrivati e che se a Bologna prendessimo per Ancona o Padova, andremmo fuori strada e saremmo costretti a tornare indietro o a fare un giro più largo.
Se poi sull’appennino trovassimo una Freccia Rossa ferma nella neve e ci imbattessimo in Alberto da Giussano che tenta di fare ripartire la locomotiva, potremmo fermarci, lasciare la cartina e guardare al territorio con occhi chiari, per vedere esattamente cosa sta succedendo.
Potremmo allora accorgerci che in molte situazioni focalizzarci sulla locomotiva cercando di farla ripartire potrebbe essere, non solo poco lungimirante, ma anche profondamente dannoso.
Pensiamo all’ipotesi nella quale il treno sia fermo perché sono deragliati i vagoni di coda, oppure perché c’è un semaforo rosso, oppure perché un ragazzino ha tirato il freno a mano oppure perché gli scambi sono ghiacciati, oppure per un calo di tensione elettrica, oppure per una frana caduta sui binari, oppure per decisione unanime dei passeggeri che hanno convinta i macchinista a dimenticarsi per una volta gli orari, (leggi PIL, SPREAD, MIB, NASDAQ, ecc.) e scendere a giocare a palle di neve. Prima il Nord!
L’ho beccato, caro due maroni, travestito da Alberto da Giussano che sventola il sole delle alpi sulla locomotiva del nord. Non faccia così, venga con noi a giocare a palle di neve, Le vogliamo bene anche se si togli il vestito che hai preso a prestito e si mostra per quello che è, il fanalino di coda di un pensiero ormai datato, sconfitto dalla storia e dalle mappe più aggiornate. Si lo so, qualcuno che La vota lo troverà sempre, siete in tanti in coda alla storia, ma guardi bene, ha in tasca la mappa dell’Italia dei tempi del carroccio. Nel frattempo è passata molta acqua sotto i ponti. Vada su Google Map e schiacci il tasto update. If you want, of course. (Se te voeret).


[1] Robbins T. (2000), Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi, Corbaccio, Milano
[2] Beck D. E., Cowan C., (1996), Spiral Dynamics mastering Values, Leadership and Changes, Texas Usa.
[3] Russel P. (1996), Il Risveglio della Mente Globale, Urrà, Milano.
[4]Wilber K., (1999), The Collected Works: Integral Psychology, Trasformation of Consciousness, Selected Essays, Shambhala, Boston.

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