Messaggio in codice ai Cavalieri della Giusta Azione

Io ti conosco tu che credi di essere sulla via, tu che passi i tuoi weekend tra il rebirthing e il reiki, tra la biodanza e le costellazioni familiari, tu che leggi i tarocchi e consulti I ching, tu che mastichi di astrologia e cabala. Io ti conosco tu che un tempo hai partecipato a cerchi e te ne sei andato più o meno deluso, tu che fai o hai fatto BIOTRANSENERGETICA, tu che sei o vorresti essere, medico, psicoterapetuta, counselor, sciamano, apprendista, stregone. Io ti conosco tu fondatore, maestro, terapeuta, tu che impari insegnando, tu che ti curi curando.

Quante esperienze hai vissuto, quanti pianti, quante urla, quanto sudore e sangue, quanti momenti estatici, quante intuizioni!
Per quante selve oscure sei passato, quanti draghi hai sconfitto, quante principesse liberato, quanti lupi, rospi o principi azzurri incontrato.
Quante volte hai creduto di avere finalmente compreso, di esserti finalmente liberato dal tuo passato! Quanti propositi, quanti intenti enunciati al vento, alcuni andati a buon fine, altri meno.
Quante volte hai pensato, neanche tanto di nascosto, di fronte ad un tuo compagno: ma quello dopo tutti i corsi e la terapia che ha fatto è ancora lì?
Si, è ancora lì! Lo sai bene che Dio può bussare alla tua porta ma se non apri lui non potrà entrare. Lo sai bene che si può portare l’asino alla fonte ma non si può costringerlo a bere. Lo sai bene che l’esperienza è importante, ma che ancora di più conta quello che se ne fa dell’esperienza.

Il nocciolo della questione
In definitiva il nocciolo della questione non è essere sulla via, ma: comportarsi come colui che è sulla via. Il nocciolo della questione non sono le “peak esperiences”, le esperienze trasformatrici, ma la capacità di trasformare l’esperienza quotidiana. Il nocciolo della questione, ricorda il saggio, non è il viaggio nello straordinario, ma la capacità di essere straordinari nell’ordinario.
Qui ti voglio.
Come onorare la propria natura qui e ora, cioé come imparare a trovare anziché cercare e comportarsi come colui che è in grado di trovare, cioé come azzerare il divario tra essere e divenire, tra tempo e eternità, tra immagine di Sé ed essere. Come sapere cosa si sta facendo, accettarlo ed assumersene la responsabilità liberandosi dal senso di colpa di non essere Dio?
Come, in definitiva, compiere la Giusta Azione.
Già, ma qual è la giusta azione, chi può dirlo? Esistono linee guida che ti consentano di affermare con una certa garanzia di validità (cioé in modo Scientifico) che stai compiendo la giusta azione?

Errore?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dal suo complementare: Cos’è l’errore?
James Reason, professore emerito di Psicologia presso l’università di Manchester, ci dice che: “L’errore è il fallimento di azioni pianificate in relazione al raggiungimento degli obbiettivi previsti”. Poco transpersonale come affermazione, ma procediamo.
Sintetizzando, potremmo dire che tutte le definizioni di errore esistenti prevedono un certo grado di deviazione tra ciò che è stato fatto e ciò che avrebbe dovuto essere fatto.
La deviazione può comprendere la distanza tra la nostra azione e il nostro intento o tra la nostra azione e il nostro ideale.
In ogni caso, quello che solitamente succede in presenza di errore è che chi teme di averlo commesso tende a difendersi e chi lo ha subito tende ad attaccare, cioé a trovare il colpevole per isolarlo, punirlo, sanzionarlo.
In questo modo l’errore si perpetua, il transe si cronicizza direbbe la BTE, si instaura un circolo vizioso, il buco nero della colpa. Ancora una volta l’errore non sta nell’errore, cioé nell’azione sbagliata, ma in ciò che noi ne facciamo dell’errore. Il riconoscimento dell’errore da parte di chi lo ha compiuto lo redime, l’accettazione dell’errore da parte di chi lo ha ricevuto lo trasforma in dono.
Grazie alla Giusta Azione di chi ne fa esperienza, sia da soggetto che da oggetto, l’errore trascende se stesso e si fa giusto, in Dio tutto è perfetto così.Cosa significa in realtà questa affermazione?
L’errore esiste solo all’interno di un sistema definito, limitato, sia esso la persona o una comunità che si è data delle regole. Nell’uomo l’azione sbagliata si caratterizza come la deliberata o meno trasgressione ad una legge, sia essa universale, legale o morale. In Dio l’azione sbagliata si trasforma e dissolve nell’essenza: Am so, il mantra originario, Io sono questo.

Il piccolo uomo e la Giusta Azione
Ma allora vuol dire che tutto è permesso, che non ci sono limiti?
Nulla è permesso e tutto è permesso, nulla è limitato e tutto è limitato, tranne il tutto-nulla, l’unità che trascende ogni dualità, il luogo della ricomposizione di ogni conflitto, il tempo dove gli opposti si fanno complementari: il Regno dei Cieli, il Nagual, il Nirvana.

Ma dov’è questo Regno dei Cieli? In nessun luogo e in nessun tempo, nello spazio-tempo, l’eternità dove ogni cosa trascende se stessa, ogni dualità si ricongiunge nell’unità.
Si, va bene, ma allora come posso io, piccolo uomo eroe solitario del mestiere del vivere compiere la Giusta Azione?

Se hai ben compreso puoi partire, nella tua vita di tutti i giorni, dal rinunciare a difenderti da quello che il tuo sguardo duale giudica come errore, dal rinunciare a perseguirlo cercando un colpevole. Potrai così semplicemente restare al suo cospetto, riconoscerlo ed accettarlo.
Ti troverai allora in quello spazio vuoto di giudizio, “vuoto e sveglio” dal quale affiorerà la comprensione della vera natura dell’errore: l’errore è uno stato di coscienza.
Riconoscendo l’errore come uno stato di coscienza ti renderai conto che tutto dipende da te, ogni errore dipende da te, te ne assumerai allora la responsabilità (liberandoti così dalla colpa che è il suo esatto contrario).
Assumendone la responsabilità sarai libero di scegliere di compiere la Giusta Azione o meno.
Si, va bene, ma cos’è questa benedetta giusta azione?
Della via non si può dire cosa sia, si può dire a cosa assomigli, cosa non sia e compe percorrerla.

Proviamoci insieme

Tu, come chiunque a questo mondo, hai a disposizione uno strumento semplice, efficace e assolutamente scientifico per saperlo.
Di fronte a qualsiasi evento: resta, ascolta, osserva, accetalo e non giudicare.
(Sono infinite le tecnologie, tradizionali e di nuova concezione, che ti dicono o pretendono di dirti come percorrere la via, ma tutte, ridotte all’essenza, condivideranno l’ammonimento).
Presto o tardi ti ritroverai in quello spazio “vuoto e sveglio” dove potrai riconoscere cosa non sia la Giusta Azione. Giusta Azione non è tutto ciò che blocca il tuo respiro, contrae il tuo corpo, riempie la tua mente, appesantisce il tuo cuore, imprigiona il tuo cuore, imprigiona la tua anima. Giusta azione non è calcolo, strategia, tornaconto, Giusta Azione non è tutto ciò che nasce dalla paura.
A cosa assomiglia?
Assomiglia alla fiducia, madre della libertà e a tutti i suoi figli.
Nominiamone alcuni: amore, compassione, unità, luminosità, pace, benevolenza, fluidità, coraggio, condivisione, solidarietà, semplicità, naturalezza, leggerezza, intento puro.
In assenza di tali condizioni il Cavaliere della Giusta Azione, si ferma, resta, ascolta, osserva e attende che la sorgente riprenda a sgorgare prima di agire.

Djirendra Pier Luigi Lattuada

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