L’ARCHETIPO DELLA LUCE, OXALÀ

Nell tradizione afro-brasiliana, le entità di luce sono invece “le falangi di Oxalà”, i messaggeri dell’irradiazione del padre. Oxalà, infatti, è a un tempo Oxalufà, Oxalà vecchio, l’archetipo del “Padre che sta nei cieli”, “padre Sole”, e Oxaguià, Oxalà giovane, l’archetipo del “figlio incarnato”, del “Divino che è in noi”, del “Sacro Cuore di Gesù”.
Da un punto di vista psicologico ci sono stati studiosi che si sono cimentati nel tentativo di far risaltare un profilo dei tratti di personalità degli Orixàs e delle loro qualità. Pierre Verger descrive l’archetipo di Oxalufà, l’Oxalà vecchio, come “calmo e degno di fiducia”, “rispettabile, riservato e dotato di una ferrea forza di volontà”. Dalla leggenda che egli ci narra, emerge il quadro di una personalità che:
“Non demorde, non rinuncia per nessuna ragione ai suoi piani anche se pareri autorevoli ne sconsigliano l’attuazione. È, ad ogni modo, sempre in grado di assumersi le sue responsabilità, è disponibile ad accettare le conseguenze dei suoi atti, pagando di persona”. Sempre Pierre Verger riporta la descrizione che Claude Lepine fa di Oxaguià, l’Oxalà giovane:
L’archetipo di Exù, invece, comunissimo nelle città dell’uomo moderno, è il piccolo uomo che vive in ognuno di noi. È l’uomo immerso nel livello della coscienza istintiva non integrata, pre- personale, quando esprime le sue caratteristiche peggiori.
È il piccolo uomo schiavo del suo egoismo che usa intelligenza, conoscenza e astuzia unicamente per il suo tornaconto. È il lupo di Cappuccetto Rosso o il gatto e la volpe di Pinocchio. È il maligno delle favole, l’orco, è l’uomo delle città, competitivo, ambiguo, intrigante e corrotto, è il politico o lo scienziato o il commerciante senza scrupoli.
È l’uomo istintivo schiavo dei suoi appetiti più depravati, il perverso, l’osceno, il violento. È in definitiva l’uomo dominato dal cieco determinismo biologico.

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