Laboratori di Medicina Integrale Verso una cultura medica ad alta sinergia tra eubiotica e consapevolezza di Sé

 

Laboratori di Medicina Integrale
Verso una cultura medica ad alta sinergia tra eubiotica e consapevolezza di Sé
P. L. Lattuada, medico, psicoterapeuta.
Medicina Integrale
Il termine medicina deriva  dal latino medeor,  medicare, sanare la cui radice madhindica tutto ciò che è atto a medicare ,  ma sta anche a significare  intendere, conoscere, sapere, e inoltre  mente, sapienza (sanscrito), insegno, consiglio, delibero, intendo, imparo a conoscere (greco).
Il termine malattia alcuni lo fanno derivare dal greco malakia, mollezza, debolezza, altri dal latino male-aptus, male  atto, inetto, o male-habitus, che si trova male.
Integrale deriva dal latino integrum,  termine composto da in che sta per non e tang-ereche sta per toccare: non tocco, cui nulla è stato tolto, cui nulla manca, intero, puro, schietto, incorrotto.
Come si vede il termine medicina racchiude in sé in modo inscindibile lo strumento che cura con il soggetto che conosce. La connessione tra cura e conoscenza è sancita  in modo inequivocabile dal nome stesso che le racchiude in un’unica realtà. Nel corso della storia, e ancora di più nel corso degli ultimi quattro secoli di  storia della medicina scientifica, si è compiuta l’operazione del tutto arbitraria di limitare la  medicina identificandola tout court con la conoscenza dell’arte di curare le malattie, riducendo poi ulteriormente quest’arte all’uso di farmaci o presidi chirurgici.
Con lo sviluppo scientifico la medicina ha fatto progressi nemmeno lontanamente immaginabili nell’era pre-scientifica , ma per fare questo ha scelto di rinunciare alla sua integrità, si è dovuta corrompere, ha dovuto togliere, farsi impura.
Nella smania di aggiustare, togliere il male, rendere adatti ha scelto di andare di fretta e dimenticarsi di sé,  dimenticarsi del monito Cristico: Medicae cura te ipseo del monito Socratico Gnòthi Seautòn, conosci te stesso. L’enfasi è stata portata dalla conoscenza di sé alla conoscenza di strumenti, dall’imparare a conoscere e quindi curarsi, al conoscere come curare l’altro, dall’insegnare a conoscere quindi curarsi  al curare tenendo per sé la conoscenza di come farlo. Si pensi alla scrittura dei medici ancora oggi spesso incomprensibile e originata dall’esigenza di non fare conoscere al paziente la medicina che gli veniva somministrata, oppure a molti dei codici deontologici delle scienze mediche che vietano ai loro iscritti di insegnare ai non iscritti l’arte medica.
Questo processo è del tutto comprensibile e degno di profondo rispetto: à la guèrre comme à la guèrre dicono i Francesi, quando si tratta di salvare vite o ridurre la sofferenza tutti i mezzi sono leciti e doverosi.
La Medicina Integrale non contrasta questo approccio né si pone in alternativa, la medicina integrale opera in tempo di pace per donne e uomini di buona volontà.
La Medicina Integrale ricorda le sue origini e può permettersi il lusso di recuperarle, recuperando così l’anima stessa della medicina, quella persa per strada dalla fretta e dall’urgenza, dalla smania e dall’ignoranza, dall’avidità e dalla presunzione. Quella che tanti troppi pazienti lamentano di non trovare più negli ambulatori dei loro medici di famiglia, nelle corsie degli ospedali, negli studi dei super pagati luminari.
La Medicina Integrale fa suo il monito dei sette sapienti (Antica Grecia 620 a.C. ed il 550 a.C.),  risalente alla tradizione religiosa di Delfi:
Nulla di troppo, Ottima è la misura, Non desiderare l’impossibile, conosci chi sei e non presumere di essere di più, non offendere la divinità pretendendo di essere come il dio.”
La medicina scientifica, concentrandosi sulla materia ha perso per strada la conoscenza di Sé e di conseguenza il ”contatto con la divinità”, con le qualità più elevate e genuinamente umane quali: l’amore, la compassione, la consapevolezza, la responsabilità, la fiducia, l’accettazione; trascurando  l’esperienza interiore ha perso per strada  la conoscenza e il rispetto dei ritmi naturali, delle forze di auto guarigione intrinseche all’organismo e all’ambiente.
La Medicina Integrale è definibile come un sistema sinergico di tecnologie, dal greco tech-né  arte e logos conoscenza, di saper fare a cui non è stato tolto nulla, cui nulla manca. Rimedio in medicina integrale è, come ricorda l’etimo, tutto ciò che è atto a sanare un infermità.
E’ rimedio il farmaco come la parola, l’intervento chirurgico come il respiro, l’agopuntura o il rimedio omeopatico come la padronanza emotiva, il massaggio o la dieta, ma prima di tutto è rimedio ciò che si allea alla vis sanatrix naturae, alle forze intrinseche di auto guarigione dell’organismo.
Il campo
Il campo d’azione della medicina integrale è l’ organismo umano, il quale però è inserito in un campo più vasto, l’ambiente in cui vive, il quale appartiene a quel più grande campo: il campo unificato, luogo, ci ricorda la fisica moderna di quella rete interconnessa di eventi che costituisce la matrice stessa dell’universo. Universo che, secondo le più recenti scoperte scientifiche, lungi dall’essere unico, sarebbe ormai uno dei tanti universi appartenenti, al metaverso: il campo dei campi.
Tale campo è unitario, dinamico e interconnesso ma nel corso della storia la citata  scissione tra conoscenza e cura ha prodotto una serie di dualismi ormai talmente introiettati nella cultura scientifica moderna da risultare impliciti e quindi scontati.
Si pensi ai dualismi coscienza, materia,  mente corpo o individuo ambiente.
Coscienza e materia, due mondi interconnessi
La coscienza non è misurabile né accessibile facilmente ai cinque sensi per questo la scienza medica l’ha finora considerata alla stregua di un fantasma, qualcosa che aleggia e disturba e del quale meno se ne parla meglio è. Per questo la si è affidata alla religione e si è lasciato ben chiaro, la scienza non si occupa di spirito. Ecco un’altra privazione, dapprima si è tolta la conoscenza ora si toglie la coscienza, il paziente diventa una macchina e il medico un tecnico che la ripara. Ci chiediamo come sia possibile occuparsi di un essere umano, anche del suo braccio rotto o della sua asma bronchiale senza occuparci della sua coscienza, di ciò che sente, desidera, teme, sogna, ama, pensa.
Mente corpo
La letteratura scientifica in questo campo è ormai talmente diffusa che nessuno osa più mettere in discussione la reciproca interazione tra mente corpo. Di fatto la prassi medica stenta assai a sviluppare approcci e tecnologie in grado di rispondere in modo adeguato alla realtà unitaria del Corpomente. La medicina integrale sa, come le antiche medicine tradizionali sapevano, che la paura finisce nei reni, l’ansia nello stomaco, la rabbia nel fegato e così via, sa che una sindrome organica cioè un insieme di sintomi fisici è anche un modo di pensare e di comportarsi, così come un immagine o una atteggiamento del corpo.
Individuo ambiente
Dai tempi di Bateson e dell’affermarsi di una visione sistemica è risaputo che l’unità di evoluzione è l’ organismo nel e con il suo ambiente. Non c’è evoluzione dell’individuo che agisca contro il suo ambiente, non c’è progresso in una società a bassa sinergia dove l’interesse del singolo  prevalga sul bene comune, come può esserci salute in un organismo che combatta contro se stesso? Come può esserci integrità in organismo dove le emozioni vengano bloccate nell’interesse dell’io e della sua immagine, dove il corpo venga trascurato a scapito delle funzioni intellettive, dove si chieda sempre più a degli organi esausti in nome di un efficienza imposta dall’esterno, dove si cerchi di uccidere delle cellule impazzite senza prendersi la briga di ascoltare le loro richieste oppure dove si esaudiscono gli istinti più bassi del corpo come il cibo e l’aggressività senza considerare le qualità più elevate dello spirito quali l’amore, la compassione, la fiducia e la condivisione?
Come può realizzare un autentico benessere introducendo farmaci che combattono altre cellule o producono disfunzioni in altri distretti dell’organismo o bloccano altre funzioni vitali per consentirne alcune?
Il campo e i quattro quadranti
L’esperienza umana si configura  come un esperienza partecipativa tra l’organismo e il suo ambiente: l’organismo, un campo microcosmico secondo la tradizione della filosofia perenne, inserito in un campo macrocosmico, il campo dei campi, il metaverso.
Tale partecipazione tra individuo e ambiente si realizza su diversi ambiti, i quali possono essere raggruppati secondo le teorie di studiosi tra i più accreditati quali Ken Wilber, in quattro sottosistemi, definiti quattro quadranti.
Ci riferiamo al quadrante dell’esperienza interiore definibile dalla relazione tra l’individuo e se stesso (Io-Sé), al quadrante del comportamento, definibile dalla relazione con l’altro (Io-Tu), al quadrante della cultura, definibile dalla relazione con il proprio sistema di conoscenze, valori e credenze (Io-Noi), al quadrante della società definibile dalla relazione con il proprio posto nel mondo.
La Sinergia
La medicina integrale  nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.
Così facendo, il medico integrale, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.
Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore, dove cuore non sta per sentimentalismo ma per centro, unità, essenza.
Una via
Una via la cui prassi sia  tracciata da linee guida quali: consapevolezza, sinergia, condivisione, risonanza, interconnessione, naturalezza, rispetto, ascolto, contatto, accettazione, responsabilità, padronanza emotiva, conoscenza di sé. Linee guida che si muovono dal dialogo intimo tra due mondi quello della coscienza e quello della materia: da un lato la conoscenza di sé dall’altro il rispetto dei processi naturali dell’organismo. Linee guida in grado di orientare la prassi medica in una direzione in grado di rispondere alle richieste di salute dell’individuo su tutti e quattro i quadranti: da un lato pratiche di consapevolezza e auto guarigione dall’altro rimedi eubiotici e corretta alimentazione, da un lato ascolto di sé e padronanza emotiva, dall’altro raffinate tecnologie diagnostiche e strumentali, da un lato esperienze cognitive transculturali e di qualificazione professionale, dall’altro farmaci intelligenti.
Nello specifico nei laboratori di medicina integrale verranno proposti rimedi eubiotici vale a dire prodotti naturali che ottimizzano le reazioni biochimiche dell’organismo, dall’altro i rimedi della consapevolezza, tecnologie che mediante la padronanza dell’esperienza interiore insegnano all’individuo l’alleanza con le forze intrinseche dell’organismo.
Benefici
La sinergia tra rimedi e auto guarigione risponde alle esigenze di salute della popolazione in generale e contemporaneamente consente di alleviare molte delle urgenze dell’assistenza sanitaria pubblica e privata:
1.    La prevenzione primaria: l’individuo impara a non ammalarsi restando in contatto con la propria natura intima  e rispettando i propri ritmi interni.
2.    Il miglioramento del livello di salute della popolazione: mediante l’apprendimento di pratiche integrali di automedicazione  può dialogare con i propri sintomi compiendo così la giusta azione in risposta alle esigenze del proprio organismo.
3.    L’elevazione del livello di conoscenza di sé: l’ascolto del proprio corpo, la padronanza delle proprie emozioni, l’osservazione dei propri meccanismi mentali consente la sinergia tra i diversi livelli dell’organismo e favorisce lo sviluppo delle qualità più genuinamente umane.
4.    L’abbattimento dei costi dell’assistenza: pazienti in grado di auto guarirsi o di prevenire i più comuni disturbi producono uno sgravio non indifferente sulla sanità pubblica che può così dedicare le risorse alla cura di patologie più gravi e invalidanti
5.    La riduzione degli effetti collaterali dei farmaci allopatici: le pratiche di auto guarigione e i rimedi eubiotici sono totalmente privi di effetti collaterali
6.    L’incremento dell’effetto placebo per effetto della sinergia tra rimedio e pratiche di auto guarigione: è risaputo che il 30% dell’azione di ogni farmaco è attribuibile all’effetto placebo. L’impiego di farmaci naturali che l’individuo può assumere sapendo che può contribuire alla loro azione mediante pratiche attive di auto guarigione produce comprensibilmente un incremento notevoloe di tale effetto.
7.    Il superamento delle resistenze alla guarigione e dei vantaggi dello status di malato. E’ noto dai tempi di Freud che l’ io reagisce al cambiamento mettendo in atto meccanismi di difesa che tendono a vanificare l’azione delle forze che premono verso un rinnovamento e una trasformazione. La padronanza dell’esperienza interiore mediante pratiche di  consapevolezza consente di riconoscere e disattivare tali meccanismi.
8.    Il miglioramento del grado di sinergia della società, con  conseguente riduzione dei conflitti sociali e del malessere psicologico della popolazione, grazie allo sviluppo di un etica della condivisione e la crescita spirituale degli individui.
9.    Il ruolo di intrattenimento, ludico ed euristico dei laboratori: immaginiamo luoghi accoglienti con comodi cuscini, luci soffuse e una musica rilassante. Immaginiamo un gruppo di persone sedute in cerchio che può tranquillamente condividere la propria vita sapendo di essere ascoltato e che può trovare un momento per fermarsi, , riconciliarsi con se stesso, ascoltare il proprio respiro.
Prima ancora di considerare le tecnologie specifiche, già queste attenzioni di base potrebbero produrre cambiamenti notevoli nella qualità di vita di un paziente o del suo modo di vivere se stesso e la sua malattia. In un ambiente simile ogni paziente potrà ritrovarsi come essere umano, sentirsi utile a se stesso e all’altro, vivere esperienze di condivisione nelle quale riconoscersi ed esprimersi. Potrà inoltre aumentare il suo potere personale e la sua autostima imparando una serie di tecnologie utili a prendersi in carico in prima persona la propria salute  e il  miglioramento della propria vita.

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