Il Re Nudo è prima di tutto un Re. P.L. Lattuada

In risposta all’articolo di Domenico Nigro: PSICOLOGI, che tanto ci disprezzate, SCOPRIRETE MAI che IL RE È NUDO!?
Dapprima sposterei il tiro, ritornando all’articolo di Domenico lascerei perdere gli psicologi.
Essi non sono gli antagonisti dei counselor, anche se si propongono come tali.
Essi come categoria, si sentono semplicemente, disorientati e minacciati e fanno bene ad esserlo.
La loro formazione è obsoleta e certamente non adatta per una psicoterapia del terzo millennio, l’epistemologia e la metodologia umanistica del counseling invece pare essere più adatta.
I competitor semmai sono gli psicoterapeuti.
O meglio quegli psicoterapeuti che seguono il modello neuroscientifico, cognitivo, tecnico-procedurale tout court.
Ed è su questo terreno che il counselor dovrebbe accettare la sfida: il terreno epistemologico e metodologico.
Lascerei alle organizzazioni di categoria il compito di definire l’identità del counselor e di agire sul piano politico per il riconoscimento della professione.
Cos’è il counseling e chi dovrebbe essere il counselor è fin troppo chiaro, basterebbe seguire il fil rouge che parte da  Otto Rank,  per arrivare a Rollo May e Carl Rogers.  Tutti psicoterapeuti.
Quindi il counseling in origine è un nuovo modo di fare psicoterapia, cioè un modo che offre una nuova epistemologia e una nuova metodologia.
Un recupero in qualche modo come ricorda Tullio del messaggio Socratico, che per la verità non si era mai estinto, solo sopraffatto dalla scelta di Freud di oscurare la sua anima umanistica per abbracciare quella “scientifica” e dal dilagare della scienza positivista nel dominio del NOUS.
Il Counseling é vecchio come il mondo, ai nostri giorni ovviamente può raccogliere l’eredità di millenni di storia e di scienza umanistica, non ha bisogno di ricavarsi uno spazio identitario tra le figure esistenti, le attraversa, le trascende e include. Può essere counselor un medico, uno psicologo, uno psicoterapeuta, un insegnante, un avvocato (ovviamente con formazioni specifiche per area).
E qui viene il problema.
l’EAP l ‘European Association for Psychotherapy, richiede 3200 ore di formazione in sette anni (potendo comprendere tre anni di studi universitari umanistici) per rilasciare il certificato Europeo di psicoterapia, la media dei corsi di counseling è di 500 ore suddiviso in tre anni.
Ne risulta evidente la sproporzione.
Per questo non l’idea ventilata da Tullio Comes Cerere di offrire ai Counselor l’esclusiva dell’approccio dialogico-processuale svia la questione.
Il problema è la sproporzione della formazione.
Ci sono molte scuole psicoterapeutiche come quelle di Psicosintesi, di Gestait  e  di Psicoterapia Transpersonale  tra le altre che formano psicoterapeuti dialogico-processuali con alle spalle cinque anni di psicologia, più almeno  duemila ore di formazione teorico pratica tra le quali 1500 ore circa di tirocinio pratico .
Sarà spiacevole da dirsi ma se rivuole risolvere la questione a mio avviso la formazione di un counselor deve avvicinarsi a quella di uno psicoterapeuta umanistico.
Altrimenti la posizione del counselor sarà molto difficile da sostenere nei confronti di costoro ai quali non si potrà certamente dire che il counselor ascolta. è empatico, non giudica, lavora sul processo, si occupa delle risorse e delle qualità?
Tutte cose che questi psicoterapeuti sanno fare molto bene e per i quali sono formati in un lungo e molto impegnativo training personale, e professionale.


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