DIVENTARE L’ALTRO

Diventare la paura significa, dopo esserne entrati in contatto, ampliare il proprio campo di coscienza fino a comprenderla, sentire come sente la paura, muoversi come si muoverebbe la paura, respirare come respirerebbe la paura, esprimersi come si esprimerebbe la paura, parlare come parlerebbe la paura se parlasse, lasciare fluire le immagini e i ricordi contenuti nella paura, lasciare che raccontino la loro storia, proiettino il loro film. Come le nuvole dopo che si sono scaricate nella pioggia, così la paura, dopo che noi siamo diventati lei lasciandola fluire, si potrà dissolvere.
Come le nuvole anche la paura, una volta liberatasi, lascerà un’energia vibrante nel mondo e un’aria fresca e pura. Padroneggiando il Transe noi consentiamo alle nuvole di scaricarsi e al sole di tornare. Nel nostro esempio, entrando in Transe con la paura della solitudine, diventando lei e lasciandola esprimere potremo piangere, urlare, chiedere aiuto, imprecare oppure lamentarci, recriminare, arrabbiarci o sognare e così via. Alla fine, svuotatasi la nube, resterà il sole del coraggio della libertà, l’aria pura della leggerezza di esistere per se stessi, il cielo azzurro dell’anelito verso nuovi orizzonti. La Persistenza del Contatto con le qualità risvegliatesi ci consentirà di entrare in Transe con la forza del coraggio o della leggerezza, ad esempio, di diventare quella forza e di lasciarla esprimere esattamente come facemmo con la paura. Incorporeremo pertanto quella forza e la lasceremo agire nel mondo, produrre parole, suoni, movimenti, immagini, intuizioni e così via. La Persistenza del Contatto con le espressioni della forza ci consentirà di accedere all’essenza delle nostre qualità, le forze archetipiche dalle quali esse procedono. Diventeremo così l’archetipo, l’essenza spirituale che ci qualifica e la lasceremo esprimere come facemmo con le sue qualità. Diventeremo l’acqua, o il fuoco, o il metallo, o la roccia, o l’oceano, o la terra, o l’aria e così via. Vivremo così un processo di riunificazione della nostra essenza spirituale con le sue manifestazioni, un’esperienza di ri-connessione del flusso delle forze elementali con le qualità che giacevano latenti e i contenuti personali (interruzioni del flusso) che ne ostacolavano l’espressione. Diventando l’archetipo e padroneggiandone il Transe coglieremo il senso della nostra esistenza, la vera natura di ogni “entità” che ci abita, di ogni emozione o pensiero, sensazione o immagine e abbandonandoci a essa ricondurremo il nostro Sé alla sua essenza transpersonale. Nel caso della nostra paura della solitudine, che nel frattempo è diventata coraggio della libertà, potrebbe capitarci allora di cogliere la forza della luce interiore, o l’essenza del ricercatore spirituale che ci abita, e onorare così la nostra natura assolvendo alle richieste che l’esistenza ci presenta.
Riconsideriamo la dinamica originaria tra Dio ed Io, tra flusso delle forze e strutture conservative, e ci renderemo conto che, in definitiva, il percorso di trasformazione della coscienza in BTE opera per trascendere gradualmente le strutture conservative nella connessione con la forza, per portare le emanazioni di Dio nell’Io. La Persistenza del Contatto mette in connessione la forza con le strutture conservative, la Padronanza del Transe consente alle strutture conservative di diventare la forza.

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