Che buffe e tendenziose domande Presidente Grimoldi!

Di Rolando Ciofi, tratto da

http://rolandociofi.blogspot.ch/2013/12/che-buffe-e-tendenziose-domande.htm
lPremetto che il MoPI non partecipa alle elezioni ordinistiche che si terranno da qui a breve. Non partecipa perchè ritiene che gli Ordini professionali semplicemente debbano essere aboliti. In conseguenza di ciò naturalmente non sono candidato.

Ma non siamo “talebani”. Dunque sia pur da lontano seguo il dibattito. E sia pur da lontano preferisco alcuni colleghi che hanno deciso di impegnarsi in questa competizione rispetto ad altri dei quali meno condivido le idee.

Mi è così capitato tra le mani il buffo ed improvvido articolo di Mauro Grimoldi dal titolo “10 domande scomode per chi si candida agli Ordini”

E così quasi per gioco (se fossi candidato, se ancora almeno un poco credessi nel sistema, se pensassi che l’Ordine professionale possa ancora avere un senso) ho provato a dare risposte che sottopongo all’attenzione dei miei lettori.


1- Pensi che gli Ordini debbano perseguire attivamente gli adepti delle cosiddette ‘nuove professioni’? 

Sì. L’Ordine mi ha detto che le “cosiddette” nuove professioni sono in realtà un camuffamento mirato all’esercizio abusivo della professione di psicologo. Dunque se l’Ordine è coerente deve essere severo e dimostrarmi che la sua linea è perseguibile e vincente. Detto questo penso anche che l’Ordine dovrebbe invece cambiare linea riconoscendo che non di abusivi si tratta bensì di appartenenti ad una ampia famiglia professionale che ha come riferimento la psicologia. Se l’Ordine assumesse questa nuova “vision”, e solo dopo averla assunta, dovrebbe allora non più perseguire tali “adepti” ma invece trovare con loro sinergie e con loro pensare linee di sviluppo per un’area più ampia, quella delle professioni di aiuto.


2- Pensi sia legittimo che una scuola di psicoterapia svolga corsi abilitanti per psicologi psicoterapeuti e contemporaneamente apra corsi di counseling, vendendolo come attività praticabile da chiunque? Pensi sia legittimo che l’Università progetti corsi di Counseling parallelamente ai corsi di laurea in Psicologia?

Sì penso che sia legittimo. Gli Enti di formazione pubblici e privati seguono logiche culturali e non categoriali. E’ compito degli organi “politici” (Associazioni, Ordini, Sindacato, Ministero, Governo, Parlamento)strutturare il “terreno di gioco” e mettere eventuali “paletti”.
Se battaglia si vuole fare non può essere fatta contro gli Enti di formazione ma deve essere condotta attraverso un confronto democratico che deve vedere coinvolte tutte le parti aventi titolo.

3- Sei d’accordo sulla lotta all’abusivismo attraverso il nuovo articolo 21 e sulla sua rigorosa applicazione ai colleghi che formano alle cosiddette “nuove professioni d’aiuto”?

Come già detto mi attendo che L’Ordine sia coerente e che dopo avere approvato il nuovo articolo 21 cominci concretamente ad attivare procedimenti disciplinari a raffica nei confronti di tutti coloro che a suo modo di vedere non lo rispettino. Il mio parere è che sarà una politica suicidaria ma ancor più suicidaria sarebbe l’ipocrisia di avere approvato una norma e poi non attivarsi per farla rispettare.


4- Gli psicologi italiani sono un terzo degli psicologi d’Europa, con un rapporto psicologo/cittadino più che triplo rispetto alla media EU. Promuoveresti una campagna attiva per la riduzione/chiusura di una parte dei corsi di laurea in psicologia?

Assolutamente no. Sono orgoglioso del fatto che la psicologia nel nostro paese prima ancora che professione sia cultura. La professione ha i suoi problemi ma immaginare di risolverli castrando le aspettative, le speranze, le fantasie, l’entusiasmo dei nostri giovani mi sembra davvero avvilente.

5- La professione di psicologo richiede un tipo specifico di formazione continua specificamente pensata per noi. Avalleresti un’iniziativa di opposizione attiva al sistema ECM, anche invitando i colleghi a non raccogliere più tali crediti, in favore di una formazione continua pensata ad hoc per gli psicologi – sanitari e non – in cui comprendere ad esempio la supervisione, la pubblicazione di articoli, alcune attività professionali?

L’Ordine ha voluto fortemente che la professione di psicologo rientrasse tra le professioni sanitarie (decisione a mio avviso sciagurata). Non vedo come oggi possa pretendere di chiamarsi fuori dal sistema di aggiornamento permanente previsto per le professioni sanitarie.


6- Sei d’accordo che vadano perseguiti sul piano deontologico i colleghi che svolgono terapie riparative dell’omosessualità e che comunque impongano il proprio sistema di valori?

Trovo le terapie riparative un obbrobrio sul piano scientifico, culturale e sociale. Tuttavia ritengo che i principi fondamentali orientanti la professione siano il rispetto del cliente, l’agire in “scienza e coscienza” ed il “primo non nuocere”. E che la verifica del rispetto di tali principi sia caso per caso in prima istanza competenza delle commissioni deontologiche (associative o fino a che gli Ordini esisteranno, ordinistiche) ma in ultima istanza, di maggiore e totale garanzia, della magistratura ordinaria.

7- Quanto sei d’accordo con l’affermazione: ‘la psicologia online rappresenta il futuro’? E’ lecito fornire online solo informazioni o si può fare… una diagnosi? Sostegno? Terapia? Come affrontare la possibilità che un minorenne utilizzi un servizio online?

Come in ogni altro settore professionale, commerciale, imprenditoriale, industriale,politico, la rete rappresenta il futuro. Occorre naturalmente non “ubriacarsi” di rete. Tutto si può fare on line (anche diagnosi e terapia… perfino operazioni chirurgiche….) Occorre però costruire protocolli che rispettino prima di tutto le leggi ed in secondo luogo la deontologia (ad esempio occorrerà accartarsi dell’identità, in caso di minori acquisire il consenso dei genitori etc…)


8- È necessario stimolare le scuole di psicoterapia ad aderire a carte etiche integrative al DM 509 proposte dagli ordini o da soggetti terzi al fine di tutelare i loro iscritti da iniziative eccessivamente arbitrarie (colloqui di selezione a pagamento, esami finali con richieste troppo differenti, tirocini poco attinenti, etc.)? La Carta Etica può essere pensata come una certificazione di qualità, oppure è soltanto la sterile imposizione di qualche associazione che non vuol farsi gli affari suoi?

La carta etica è un di più rispetto alla legge e va comunque stimolata ed apprezzata ove autonomamente esibita. E può anche essere pensata come un sistema di qualità. Non può però essere concepita come una imposizione. Le differenti tradizioni delle Scuole sono un patrimonio della comunità scientifico culturale che non può essere appiattito ignorato o svilito.

9- Sei d’accordo sul fatto che l’ordine professionale debba offrire ai propri iscritti delle funzioni e servizi concreti come compito essenziale, al pari dei compiti già stabiliti per legge?

Perchè no? se è capace di farlo in modo efficiente. In fondo di soldi ne prende tanti (ed è obbligo darglieli). Se torna indietro qualcosa non è male.

10- Sei d’accordo chi viene eletto debba garantire un’impegno e una presenza reale e concreta presso gli Ordini, al servizio diretto degli iscritti? o può bastare la presenza saltuaria a qualche riunione?

La domanda è un poco stupida ma tant’è… senza arroganza direi che è ovvio che chi assume impegni debba poi risponderne operativamente.

Leave a Reply

Your email address will not be published.