A proposito di counseling

Questa di seguito la lettera inviata da Pier Luigi Lattuada all’OPL.

Buona lettura!

Egregio Presidente,
Non la conosco personalmente ma la mia assistente mi riferisce di averla trovata una persona cordiale e disponibile.
Credo pertanto che la sua lettera meriti approfondite riflessioni.
Riflessioni che ho fatto e che voglio condividere con lei.
Qui prodest? Verrebbe da chiedersi di fronte all’atto che l’ordine da lei rappresentato e la corrente politica cui appartiene sta portando avanti con tanta determinazione nei confronti della nascente professione di counseling.
Non all’ordine, non alle scuole di psicoterapia, non agli psicologi, ma al counseling e alle sue organizzazioni.
Le illustro il mio punto di vista.
Si sono mai visti architetti combattere i geometri, ingegneri combattere i periti, medici combattere infermieri, fisioterapisti od ostetriche, commercialisti combattere ragionieri e così via?
No per il semplice fatto che le suddette professioni hanno una loro identità, un loro radicamento nella società nella quale svolgono un ruolo riconosciuto ed essenziale, cosa che conferisce ruolo e prestigio.
Il vostro attacco non fa altro che dimostrare la debolezza del ruolo dello psicologo nella nostra società e il suo vuoto di identità, stretto com’è tra una scienza psicologica che arranca verso un incerto cammino per i territori del cervello e le esigenze della gente che sempre meno si riconoscono nelle diagnosi e negli strumenti degli strizzacervelli.
Impiegando il vostro tempo e le vostre energie in questa lotta autolesionista inoltre distogliete le forze da tutto il bisogno che la psicologia ha di mostrare il proprio cuore e la propria capacità di comprendere le reali esigenze della società nella quale viviamo.
Viviamo in una società a bassa sinergia dove la competizione e il dominio la fanno da padrona, tutti contro tutti, gli interessi personali davanti alle esigenze della collettività e del sistema individuo-ambiente, in quanto esperti di psiche, che andrebbe ricordato non si esaurisce nella mente e tanto meno cervello, nostro compiuto sarebbe quello di operare verso una società ad alta sinergia, una società nella quale le risorse di ciascuno dovrebbero essere messe a disposizione di tutti. E’ infatti intuitivo il fatto che la condivisione e il dialogo, l’accoglienza e la tolleranza portino più lontano del protezionismo e della lotta.
Basterebbe imparare dalla storia per non costringerla tristemente a ripetersi e interrogarsi su quando mai la guerra e il protezionismo abbiano funzionato. La guerra crea nemici e risentimenti, l’invito alla delazione evoca fantasmi da oltre cortina e regimi tristemente noti, il protezionismo aguzza l’ingegno di chi ne è oggetto e pertanto lo rinforza,. Non ci vuole infatti molta fantasia per immaginare gli scenari che consentiranno al counseling di proliferare e agli psicologi che lo desiderino di continuare ad insegnarlo a chi ritengono più opportuno. Volere negare una realtà nascente e necessaria che colma un vuoto di umanità, semplicità e naturalezza – che la nostra società, complici gli psicologi che inseguono chimere neuro scientiste, che hanno svenduto la psiche riducendola a mente e la mente rinchiudendola nel cervello anziché occuparsi di rivendicare per essa il ruolo che le compete – è a mio avviso una scelta perdente non degna di una cultura aperta e lungimirante della quale la nostra società allo stato attuale ha bisogno come l’aria.

Un tavolo, egregio dottore, auspico un tavolo di pace, di dialogo di condivisione, e con me lo auspica una schiera di stimati professionisti che sono sulla scena molto prima di lei e ne hanno viste e ne conoscono e forse avrebbero anche qualche prezioso consiglio da offrirle.

Cordialmente

Pier Luigi Lattuada

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