Sora febbre

 Al tuo ingresso inesorabile
chino parole grate
sorella febbre
madre per la lezione di stare tra le pieghe del tempo
che non scorre ma ti prende alla gola
ti impone l’affanno dei sensi
e un vagabondaggio scomposto negli anfratti più osceni dell’anima
irti assoli e crune d’ago da varcare senza rete
la scienza dell’apparenza ti crede influenza
decretando con definitiva arroganza il protocollo previsto
la scomparsa dei sintomi farà il resto
lasciandoti com’eri, normale dormiente.
Al guardo ulteriore schiudesti il retaggio generazionale,
lignaggio di povera gente intenta al pane.
assolvesti il mostro del non risonoscimento
con la medicina di un testimone degno,
quando schiudesti il risveglio
lo facesti con approvazione
tracciasti una via eclettica in bilico tra impotenza e consapevolezza
umiltà e competenza
fosti efficace
processasti la pletora degli anni nella centrifuga dei file obsoleti
la finezza del dono si svelerà nel tempo
tranne la chiarezza dell’abbaglio
di chi ti riduca a una diagnosi biologica.

 

Sora febbre

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