Il modo ulteriore 8: Responsabilità, invece di… delega

Ma chiarezza implica responsabilità. E la responsabilità ci fa paura. Sembra infatti che la madre di tutte le paura sia quella di trovarsi soli con se stessi di fronte alla vita. Quando siamo completamente liberi da problemi e da sintomi, allora non abbiamo più alibi per non amare incondizionatamente l’esistenza. Allora non ci sono più tiranni da spodestare, no ci sono più responsabili coi quali condividere il peso della nostra leggerezza. Allora eccoci soli e vuoti di fronte al timore di Dio.
Se riflettiamo ci risulta chiaro come tutta la storia della medicina sia, in ultima analisi, la storia di una delega. La delega all’avverso destino della responsabilità per la nostra condizione. La delega alle nostre malattie della responsabilità per non essere felici. La delega al medico della responsabilità di toglierci dai guai.
A suo volta il medico delega alla ricerca scientifica o ai farmaci, la sua abilità terapeutica. Nessuno si occupa dell’essere umano che ha di fronte. La storia del rapporto tra medico e paziente è la storia di una dimenticanza macroscopica.
Tutte le qualità che il semplice buon senso comune è in grado di riconoscere, le caratteristiche più genuinamente umane, sono lasciate fuori di scena. La storia della medicina moderna non si occupa di qualità. Trascura nei suoi percorsi diagnostici e terapeutici dettagli quali: l’amore, la coscienza, la consapevolezza, la fiducia, la bellezza, la creatività, la gioia, l’ascolto, l’intento, l’energia vitale, la vocazione, la vera natura, e ci fermiamo qui.
La nuova visione olistica vuole insegnare ad ogni essere umano ad assumersi la piena responsabilità rispetto a se stesso. A riconoscere attraverso l’osservazione consapevole, l’accettazione, l’ascolto, che ogni fatto della vita, ogni malattia è un alleato che cerca di indicargli la via verso la comprensione del significato della propria esistenza, la scoperta della propria vocazione, la realizzazione della propria vera natura

 

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