GLI STATI «SUPERIORI» DELLA COSCIENZA

Qualora volessimo riconsiderare la questione, potremmo tenere presente che sul Sentiero della purificazione o Visuddhimagga, Buddhaghosa raccolse nel V secolo tutti gli stati di coscienza percorsi dal Buddha prima di raggiungere il nirvana, l’illuminazione. 
Il sistema di sentieri, o stati di coscienza del Buddha indicati nel Visuddhimagga, comprende praticamente tutti i principali percorsi compiuti da un ricercatore spirituale nel suo cammino di riunificazione al Divino.

Raggiunta la capacità di eliminare sistematicamente le fonti di distrazione mediante le pratiche cosiddette di sila, o via della purificazione, l’evoluzione del discepolo procede lungo il samadhi, o via della concentrazione. Lungo questa via, il meditatore potrà attraversare otto jhana, o livelli di assorbimento, e i relativi livelli di coscienza superiori. Tali livelli vanno dagli stati di estasi, felicità e leggerezza della fase di accesso, fino allo stato di equanimità, dove non c’è percezione né non-percezione, passando per livelli quali la fissazione dell’attenzione, il termine dell’estasi, la cessazione del respiro e del piacere fisico, la coscienza illimitata, la consapevolezza del nulla.
Ma la padronanza dei jhana per il Visuddhimagga è secondaria agli stati raggiungibili con il prajna, o sentiero dell’insight (visione profonda). Questi vanno dal puro stato di insight, raggiunto senza alcuna pratica preliminare, al nirodha, o “cessazione totale della coscienza” e al nirvana, dove la coscienza ha come oggetto la totale cessazione dei fenomeni fisici e mentali, passando per fasi quali l’anatta o non-sé, l’anicca o impermanenza, il dukkha o insoddisfazione intrinseca e così via.
tratto da “Biotransenergetica”, di Pier Luigi ‪#‎Lattuada‬

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