Accinto al convivio di casa

Accinto al convivio di casa
porto con me lo sguardo dei tuoi occhi
che rispecchiano il mio intimo cielo
e ti vedo cuore di madre
sussurrarmi la vita nel tuo grembo timido
ancora oggi che ti appresti a un tramonto paziente
ti riconosco afflato di sacri spiriti
depositare con gesti dediti le cose al loro posto
concedere al servizio la strada maestra dei giorni normali
intonare una presenza premurosa e intatta
mi inchino all’abbondanza del tuo amore
che disseta moltitudini riverse al deserto dell’anima
al tuo sorriso e al tuo canto che attinge al sorso indiviso
e ti vedo cuore di padre
sostenere in eterno  l’umile  incombenza del pane
l’attrito dei giorni difficili con la dignità dei passi dovuti
scrollarti la polvere dalle spalle
vestirti a festa per la deposizione dei doni
stabilire una legge zitta
che porti con te nella prassi di esserci
e vi vedo cuore di figli
affaccendati nella rincorsa del sole
intenti a rivendicare il diritto di essere visti
marea imperterrita dell’afflato di Sé
sospinta dall’urgenza gravida di sogni
accendere l’estate nei paesaggi della nostra memoria
e guizzi d’imperfetta intesa
che si compone adagio nella dialettica dell’individuazione
metalogo affollato dai personaggi in scena
e vi vedo cuore dei figli dei figli
attimo eterno, raggio d’incontaminato ardore
sprazzo che rivendichi adesso l’arte del dono di Te
e vi vedo anime animali

divampare l’essenza di stare in presenza.

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